M5s spaccato su Conte e Di Maio. Sarà decisivo il voto su Rousseau

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Agosto 2019 8:41 | Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2019 10:57
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio (Foto Ansa)

ROMA – Il M5s si spacca: ormai appare evidente che c’è chi riconosce in Giuseppe Conte il leader del movimento (su tutti, Nicola Zingaretti e Beppe Grillo) e chi invece vede ancora in Luigi Di Maio il capo politico, come ribadiscono i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli.  “Il nostro capo politico è Luigi Di Maio e si parla con lui, ora stiamo andando a confrontarci con lui”, dicono all’unisono.

La trattativa in corso con il Pd è saltata proprio su questo punto: al M5s non basta che Conte resti a Palazzo Chigi. Di Maio vuole il Viminale e restare vicepremier. O tutt’al più la poltrona di ministro della Difesa, saldamente in mano ad Elisabetta Trenta, scrive Il Messaggero. Questa l’ultima concessione del capo politico. 

Il presidente della Camera ha tentato di fargli fare un passo indietro, mentre Roberta Lombardi e Carla Ruocco non hanno usato mezzi termini: “Luigi al Viminale? Sono certa che non anteporrà se stesso al Paese”, ha detto la consigliera regionale del Lazio. “Concentriamoci sui temi e lasciamo la trattativa al buonsenso del presidente del Consiglio”, ha aggiunto la presidente della Commissione finanze della Camera.

Con Di Maio restano, tra i pochi fedelissimi, Vincenzo Spadafora e Stefano Buffagni. Lo staff della comunicazione di Conte si coordina con quello di Di Maio e fa trapelare che non c’è stata alcuna richiesta sul Viminale. Ma i malumori ci sono, e sono palpabili. 

La telefonata di Conte a Zingaretti ha fatto decollare nuovamente la trattativa, ma i dubbi sono ancora molti. Tanto che alla assemblea congiunta dei parlamentari della minoranza che guarda a Fico, Di Maio non c’è e si inizia a guardare al ruolo nel futuro governo degli ortodossi come Nicola Morra. 

E mentre Alessandro Di Battista torna a strizzare l’occhio alla Lega con un post su Facebook in cui attacca i Benetton, Gianluigi Paragone ricorda che, nel caso di un governo del Pd, come aveva promesso all’inizio della sua carriera politica si dimetterà e “tornerò al mio lavoro”.

Sarebbero dieci i deputati e senatori pronti allo strappo. La strada la indica lo stesso Grillo, che in un post criptico ma assai netto tuona: “Dio mi ha detto, lasciali alla loro Babele”. E adesso, in questa situazione, si attende il voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau. Un voto previsto entro la prossima settimana. Ma che, secondo Di Maio, “avrà l’ultima parola”. 

Fonte: Il Messaggero, Agenzia Vista/Aleksandra Jakhnagiev