M5S, vietati i telefonini alle riunioni. Come le pistole al saloon

di Dini Casali
Pubblicato il 12 aprile 2019 11:26 | Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2019 11:30
M5S, vietati i telefonini alle riunioni. Come le pistole al saloon

M5S, vietati i telefonini alle riunioni. Come le pistole al saloon

ROMA – Prima di partecipare a una riunione del gruppo o di presenziare a un vertice di maggioranza, consiglieri e assessori M5S devono lasciare fuori dalla porta smartphone e device vari. Come nei saloon più malfamati del vecchio west, per varcare la soglia occorre consegnare pistole e winchester, non si sa mai: il nuovo regolamento grillino, emanato dall’alto, considera i telefonini dispositivi potenzialmente offensivi, come un’arma. 

Con velocità e destrezza un consigliere mano lesta può spifferare all’esterno tramite chat su Whatsapp o Instagram quello che doveva rimanere riservato. Uno scaltro assessore potrebbe esser tentato di registrare gli interventi, magari un po’ concitati, forse inconfessabili fuori dal riparo delle quattro mura. 

Su in alto nel Movimento si temono fughe di notizie e registrazioni off the record. Una forma di autotutela che però stupisce nelle mani di chi invocava la “casa di vetro” per rendere finalmente illuminato a giorno il buio Palazzo dei misteri e dei maneggi.

Dagli entusiasmi “transparency” iniziali  –  prima cioè che la dissidente Grancio contraria allo stadio di Roma riprendesse la riunione per decidere con il ministro Bonafede presente -, oggi lo streaming vale solo per le sedute in Aula, i dipendenti pubblici non possono inviare documenti all’esterno, i telefonini dei consiglieri vengono confiscati per ordini superiori. (fonte Corriere della Sera)