Magdi Allam condannato per diffamazione a due giornalisti

Pubblicato il 24 Febbraio 2012 12:12 | Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio 2012 12:54

MILANO – L'europarlamentare ed ex vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam, ha diffamato due giornalisti, inviati nel 2003 in Iraq, scrivendo in un suo libro che i colleghi firmavano i loro servizi da Bassora, mentre, secondo lui, si trovavano altrove. Lo ha stabilito il giudice della prima sezione civile di Milano, Serena Baccolini, dichiarando la ''natura diffamatoria'' di alcune ''frasi riportate nel libro intitolato 'Io amo l'Italia ma gli italiani la amano?', e disponendo anche la ''cancellazione'' dei passaggi 'incriminati' dalle ''nuove edizioni'', quando la sentenza passera' in giudicato.

Nei ''passi contestati'' del libro, scrive il giudice, ''Magdi Allam riferisce delle reiterate richieste del Direttore di La Repubblica (nel 2003 Allam era stato inviato dal quotidiano romano in Iraq, ndr) di avvicinarsi a Bassora come i colleghi inviati da altre testate che da quel luogo avevano nei giorni pregressi inviato delle corrispondenze''.

Il fatto che quei colleghi scrivessero da Bassora, pero', e' ''circostanza che l'autore (Allam nel libro, ndr) presenta ai lettori come non vera'', ''accusandoli infondatamente di comportamenti scorretti nell'esercizio della professione giornalistica''.

Il giudice ha dato ragione, riconoscendogli anche un risarcimento, ai giornalisti Francesco Battistini e Leonardo Maisano, che all'epoca erano in Iraq rispettivamente per il Corriere della Sera e il Sole24ore, rappresentati dagli avvocati Anna Carabelli e Cristina Poma.

L'eccezione della difesa ''inerente alla non identificabilita' del Maisano'', scrive il Tribunale, ''poiche' mai identificato nominativamente, e' infondata'', perche' Allam nel libro parla dei giornalisti che poi vennero catturati a Bassora il 28 marzo 2003, tra cui c'erano proprio Battistini e Maisano. ''Ha necessariamente voluto fare riferimento – si legge ancora nella sentenza – proprio a quei professionisti inviati in Iraq''.

Le affermazioni dell'autore, conclude il giudice che ha condannato anche la ''societa' Arnoldo Mondadori Editori'' che ha pubblicato il libro, ''sono frutto di una falsa ricostruzione dei fatti'' ed ''esprimono un'illegittima accusa di mentire e falsificare le notizie''.