Magistrati senza responsabilità civile diretta: emendamento del governo

Pubblicato il 12 Aprile 2012 21:46 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2012 21:46

ROMA – Niente responsabilità civile diretta per i magistrati, ma la possibilità per chi ha subito un danno di “agire contro lo Stato”. La bozza di emendamento del governo al testo approvato dalla Camera e fermo al Senato, tenta di “convincere chi ritiene che mettere pressione alle toghe possa avere la conseguenza di peggiorare il loro lavoro”. Per i magistrati inoltre non è prevista la “manifesta violazione del diritto”, ma solo “dolo o colpa grave”.

Ma le polemiche non accennano a placarsi. “Non si possano accettare mediazioni e arretramenti. In gioco sono principi non negoziabili posti a difesa non soltanto dell’indipendenza e della terzietà del magistrato ma dei cittadini stessi”, ha commentato Cosimo Ferri, segratori di Magistratura indipendente, criticando il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Roberto Sabelli.

L’Anm si era detta disposta a valutare “senza arroccamenti e preclusioni corporative” proposte alternative all’attuale progetto di riforma. “Servono idee chiare e non frasi generiche che non chiariscono né i punti sui quali l’Anm non sia disposta a transigere né su quelli sui quali sia invece disposta a trattare”, ha ribadito Ferri chiedendo che l’emendamnto Pini sia “eliminato in ogni sua parte”.

La norma sulla responsabilità civile delle toghe, nella bozza del ministro Paola Severino, viene così riscritta rispetto al testo attualmente fermo al Senato: ”Chi ha subito un danno ingiusto per diniego di giustizia ovvero per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario, posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivano da privazione della libertà personale”. Il testo del governo restringe invece i casi in cui può essere dichiarata da parte del tribunale l’inammissibilità della richiesta di risarcimento danni da parte dei cittadini. Il filtro per bloccare le richieste infondate, viene insomma attenuato e semplificato.