“Toghe rosse” avvisano Ingroia: “E’ troppo, basta ricerca esasperata dei media”

Pubblicato il 20 settembre 2012 13:04 | Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2012 13:05
Antonio Ingroia

Antonio Ingroia (LaPresse)

ROMA – Anche le “toghe rosse” si sarebbero schierate contro Antonio Ingroia. La Magistratura democratica ha dichiarato inaccettabili ed inopportuni i comportamenti di quei magistrati alla “ricerca esasperata di esposizione mediatica e di consensi”. Il rischio è quello di creare “verità preconfezionate” che avrebbero l’effetto di una condanna mediatica ancor prima che il processo sia concluso. Per questo i giudici di sinistra hanno firmato un documento che chiede l’impegno di tutti i magistrati, soprattutto quelli che si occupano di processi delicati o nel campo politico, a evitare tali comportamenti. Dichiarazioni, quelle della Magistratura democratica, che sembrano riferirsi, senza mai farne il nome, al pm di Palermo Ingroia, arrivato alle luci della ribalta con l’indagine sulla trattativa Stato-mafia.

Il richiamo della Magistratura è arrivato proprio mentre esponenti del gruppo discutono sulla mailing list della corrente sia circa le esternazioni di Ingroia, sia sull’indagine che il pm sta conducendo sulla trattativa Stato-mafia, e a pochi giorni dall’autosospensione del segretario Piergiorgio Morosini per il suo ruolo di gup in quel procedimento. Per il pm di Palermo si tratta di un nuovo monito, dopo quello ricevuto dal presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli e dal vice presidente del Csm dopo che alla festa del Fatto quotidiano aveva invitato i cittadini a cambiare la classe dirigente del Paese.

Il documento dei giudici parte dalla rivendicazione “dell’opportunità della partecipazione dei magistrati al dibattito politico”, ma sottolinea che l’intervento pubblico del magistrato ”non” deve sovrapporsi al proprio lavoro giudiziario e deve essere caratterizzato da ”chiarezza, equilibrio e misura”, cioè ”svolto in modo da non arrecare pregiudizio al lavoro giudiziario e alla immagine della giurisdizione”.

Un discorso che vale a maggior ragione ”per i magistrati che conducono indagini particolarmente rilevanti e delicate sulle quali si concentra l’attenzione pubblica con rischi evidenti di strumentalizzazione. Soprattutto in questi casi ‘è evidente l’inopportunità della ricerca esasperata di esposizione mediatica, anche attraverso la sistematica partecipazione al dibattito, da parte di magistrati, che approfittano dell’autorevolezza e delle competenze loro derivanti dallo svolgimento della attività giudiziaria e utilizzano nel confronto politico le conoscenze acquisite e le convinzioni maturate nel contesto di un’indagine”.

Il documento firmato dalla Magistratura democratica continua parlando del possibile ”esito pericoloso di questa distorsione”, cioè “la possibile creazione, in luogo diverso dall’ambito processuale, di ‘verità’ preconfezionate che rischiano di influenzare o comunque di far ‘apparire’ parziali l’operato della magistratura e le decisioni giudiziarie”.

Infine il documento sottolinea che n”è egualmente inaccettabile la sollecitazione e la ricerca da parte di magistrati del ‘consenso’ ad indagini o all’esito di processi in corso, specialmente se si tratta dei magistrati direttamente investiti di quelle indagini e di quei processi o comunque appartenenti al medesimo ufficio”.