Derby aeroportuale. Passera dirige il coro anti Linate per resuscitare Malpensa

Pubblicato il 10 settembre 2012 12:48 | Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2012 13:06
corrado passera

Il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera

MILANO – Da Cernobbio s’è alzato un aereo coro: ridimensionare Linate, rilanciare Malpensa. Dirige il coro Corrado Passera davanti alla platea di industriali, lo spartito è offerto dallo Studio Ambrosetti. A quattordici anni dall’inaugurazione, a quattro anni dall’addio di Alitalia a Malpensa, il derby aeroportuale torna prepotentemente di moda. Le ambizioni da super hub di Malpensa finora sono state frustrate dal piccolo Linate che gli ruba passeggeri dirottandoli sugli hub veri del centro Europa. Un milione di passeggeri l’anno che transitano da Linate per raggiungere Francoforte, Parigi, Amsterdam, Monaco, Londra e imbarcarsi verso le capitali di tutto il mondo. A occhio un miliardo di euro in biglietti, ricavi che intascano le compagnie europee.

Come prima, più di prima, l’attacco a Linate parte dal presupposto che debba limitarsi a gestire il traffico Roma-Milano, peraltro penalizzato dalla concorrenza dell’alta velocità. Le compagnie straniere minacciano battaglia, confidando nella UE che già gli ha dato ragione più volte. Gli scali non sono sostituibili, rassegnatevi. Cosa è cambiato, a parte il dotto contributo dello Studio Bronzetti sulla necessità di integrazione e riordino delle strategie aeroportuali e la constatazione che Linate stia cannibalizzando Malpensa?

Oggi, l’ex scalo irraggiungibile  in provincia di Varese (pare che tra quelle risaie ci siano solo due giorni di nebbia all’anno) è supercollegato a Milano dalla famosa bretella che consente la copertura della distanza in 35 minuti: quindi la Ue adesso non avrebbe motivi di rigettare il ridimensionamento di Linate alle sole navette Roma-Milano (il decreto a firma Burlando del ’97).  Bene, ma questa bretella fu  inaugurata 4 anni fa proprio nei giorni in cui Alitalia decideva che il suo hub non poteva che essere Fiumicino. E due hub nella stessa nazione non tutti sono in grado di sopportarli. In quindici anni il mercato si è incaricato di dimostrare l’anti-economicità di Malpensa.

La Sea, la società aeroportuale di cui il Comune di Milano è maggiore azionista e che sta vendendo la sua partecipazione ai privati, è in procinto di quotarsi in Borsa, vuole dimostrare il contrario. Con lo scalpo di Linate il grande hub si risolleverà, con la promessa di futuri generosi dividendi per i sottoscrittori entusiasti, oltre a una crescita complessiva dell’ordine del 2% di Pil all’anno. Il governo, nella figura del suo ministro dello Sviluppo Economico, approva, sollecita, benedice. E’ a questo che si allude quando si discetta di dirigismo?