Lo sa la Moratti che Lufthansa abbandona Malpensa?

Pubblicato il 24 Maggio 2011 13:56 | Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2011 13:56

MILANO – C’era anche Letizia Moratti lo scorso luglio a Malpensa. In qualità di sindaco di Milano era la madrina al battesimo dell’aria dell’Airbus A380, l’aereo più grande del mondo, gioiello della Lufthansa. Era il segno che la compagnia tedesca puntava molto sullo scalo varesino, al punto da considerarlo uno scalo strategico. Fino a ieri. Lufthansa Italia ha infatti annunciato che dal prossimo autunno rinuncerà a Malpensa. “Rivediamo la nostra strategia”: tradotto, i tedeschi se ne vanno. Si rimangiano, nel silenzio generale, la promessa di fare di Malpensa il loro quinto hub. Dopo il dehubbing di Alitalia, Giuseppe Bonomi, a capo di Sea, aveva puntato su un innovativo modello di hub virtuale, con più compagnie come punto di riferimento. Certo Lufthansa avrebbe dovuto essere il perno del nuovo sistema. Ora non resta che proseguire sulla forzata strategia della diversificazione.

Si dice che rispetto al traumatico addio di Alitalia del 2008, che trasferì armi e bagagli a Fiumicino, la defezione Lufthansa sia poca cosa. Solo il 3% del traffico globale dell’aeroporto. All’epoca la compagnia di bandiera italiana passò da 1.348 a 143 voli settimanali. Lufthansa Italia oggi serve 14 destinazioni per un totale di 170 voli settimanali. Nella stagione invernale appena trascorsa le mete erano 12 per 167 frequenze la settimana. Proprio queste verranno a mancare dal prossimo ottobre. Sono poche? A parte il restringimento operativo dello scalo, la perdita di posti di lavoro, è irrilevante che chi vuole andare in Cina, in Giappone, in Sud America o negli Stati Uniti dovrà mettere in conto anche nei prossimi anni uno scalo negli aeroporti tedeschi?

Parrebbe di sì, visto che non una riga, un commento, un’interrogazione è sortita sull’argomento durante l’infuocata, avvelenata campagna elettorale milanese. Cioè tra le zingaropoli, i cosacchi al Duomo, i centri sociali alla Scala, i furti d’auto e gli eterni anni ’70, non c’era posto per discutere un momento della fuga dei tedeschi.

Formigoni, il presidente della regione Lombardia, non è punto preoccupato: “Sono numeri minimi”. La Cgil evidenzia dal canto suo “i molti accordi tra Sea e sindacati” che hanno accompagnato la crescita dopo la crisi generata dal de-hubbing di Alitalia e auspica che non venga rivisto il progetto di quotazione della società che gestisce gli aeroporti milanesi. Il sindacato accusa però governo e istituzioni locali di timidezza e ritardi nella liberalizzazione dei voli, particolarmente quelli legati agli accordi bilaterali. “Ancora si attende, da 18 mesi, di sapere se Singapore Airlines ha avuto il via libera ad operare su Malpensa”.

Qualcuno in realtà che dovrebbe rispondere c’è e non è solo Bonomi. La madrina fasciata dal tricolore che brindava al nuovo superaereo solo un’estate fa è la stessa Letizia Moratti che, a capo dell’amministrazione pubblica milanese, detiene l’84,6%  di Malpensa.