Manifestazione Pdl. Zanda e Bersani: “Berlusconi, un comizio da capopolo”

Pubblicato il 20 Marzo 2010 19:22 | Ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2010 19:42

Luigi Zanda

«Un comizio da capopopolo, non da leader politico e men che meno da premier». Lo afferma Luigi Zanda del Pd nel commentare l’intervento del premier Silvio Berlusconi a piazza San Giovanni.

«In una piazza lontanissima dai numeri annunciati – ha detto Zanda – Avevano parlato di un milione sui loro giornali prima ancora che partissero i pullman per Roma e ora insistono su cifre che non stanno nè in cielo nè in terra. La piazza è stata transennata fino a ridurla a metà della sua dimensione reale, se anche ci fossero quattro persone a metro quadrato (densità praticamente impossibile) saremmo ancora ben lontani dalle centomila persone».

Della stessa idea Pier Luigi Bersani: «Il discorso che abbiamo sentito e’ da capopopolo, non certo da statista o da capo del Governo. E’ il solito discorso che sentiamo dal 1994». A chi gli faceva notare che Berlusconi ha portato in piazza un milione di persone, Bersani, con un sorriso ironico, ha risposto: «Le ha chiamate in piazza, non sono venute in un milione».

«Berlusconi è il campione del mondo di bugie. È incredibile quante sciocchezze sia stato in grado di dire in appena pochi minuti». Commenta il presidente dei senatori dell’Idv, Felice Belisario, passando in rassegna gli argomenti: dalla compilazione delle liste a Roma, ai fatti di Trani, al suo amore contro il nostro presunto odio.

Felicio Belisario

«Una serie di sciocchezze – prosegue il senatore- che se non fossero state dette dal capo del governo in una piazza, in pieno stile Peron, farebbero sorridere chiunque avesse un pò di senso dell’umorismo». Invece, secondo Belisario: «c’è davvero di che preoccuparsi. Speriamo solo che le promesse che ha fatto non le mantenga, come ha fatto negli ultimi 16 anni. Siamo preoccupati: la riforma in senso presidenziale della Costituzione, la riforma della giustizia e degli organi di garanzia come il Csm, senza neanche consultarsi con le opposizioni, è il punto di svolta verso la codificazione dell’attuale regime autoritario. L’unico modo per fermarlo e batterlo sonoramente il 28 e 29 marzo. Questa volta – conclude Belisario – è davvero in gioco la sopravvivenza della nostra democrazia».