Manifestazione Pdl, il governo: “Un milione di persone”. Ma la Questura: “150 mila”

Pubblicato il 21 Marzo 2010 11:31 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2010 13:37

La manifestazione di Roma ha portato molti simpatizzanti del Pdl in piazza San Giovanni. Ma attorno al numero dei partecipanti si è scatenata la solita “guerra delle cifre” che contraddistingue questo tipo di appuntamenti: secondo gli organizzatori c’erano un milione di persone, ma i dati della Questura parlano di 150 mila manifestanti. Nel giorno successivo al mega-raduno Berlusconi è ancora polemico: secondo il premier «ognuno dà i numeri che vuole».

E’ stato il coordinatore nazionale del partito, Denis Verdini, a parlare di un milione di persone. Decine e decine di pullman sono arrivati da tutta Italia nella capitale. Piazza San Giovanni è stata l’approdo di due cortei: uno era partito da Colli Albani, l’altro (nel quale c’erano anche i vertici del partito e del governo, oltre al sindaco di Roma Gianni Alemanno) è partito dal Circo Massimo.

Il fiume di gente era dominato dal bianco degli stendardi del Pdl, ma anche dal tricolore. Migliaia sono stati i partecipanti, di tutte le età: parecchi i giovani, ma altrettanti gli anziani che, soprattutto in coppia, hanno seguito i cortei. Facce diverse da quelle che abitualmente Roma è abituata a vedere sfilare nei cortei delle sinistre: domina la giacca, a volte la cravatta, camicie ben stirate e persino tacchi. Qualche signora sfoggia anche acconciature fresche di parrucchiere, ma nulla toglie all’entusiasmo di essere scesi in piazza.

Erano tantissimi i sostenitori della candidata del centrodestra, Renata Polverini, alcuni con fratini bianchi con scritto “la voto lo stesso”. La Polverini è stata protagonista anche di tanti slogan, tra cui il gettonatissimo “Renata presidente, lo vuole la gente”.

La manifestazione si è contraddistinta per il suo aspetto nazional-popolare: quando non ha suonato la banda gli altoparlanti hanno diffuso le note dei cantautori più amati storicamente dalla destra come Battisti e Battiato, ma anche del più giovane e di sinistra Ligabue. Una banda, forse per nostalgia, ha anche accennato le note dell’inno del ventennio “Faccetta nera”, un brano che ha fatto pendant con l’unico e isolato stendardo della X Mas che pure si è visto nel corteo. Ma a parte questi episodi, di “nostalgia” in piazza non se ne è vista molta.

E per ogni striscione inneggiante al sindaco Alemanno o ai candidati della lista Pdl, esclusa dalle elezioni regionali, ce n’erano almeno 10 contro i personaggi meno amati dal centrodestra: le toghe rosse, un ex pm come Di Pietro, definito “tarocco d’Italia”, i giornalisti Michele Santoro e Marco Travaglio e i magistrati responsabili, secondo il Pdl, di perseguitare il premier e di non ammettere le sue liste.

Ma gli striscioni più feroci sono stati quelli contro la coppia Bonino-Marrazzo, un attacco sintetizzato dal gettonatissimo manifesto che, taroccando quello della radicale, la mostra con il volto dell’ex governatore: “Ti puoi fidare?”.

Qualcuno dalle finestre ha esposto provocatoriamente dei drappi viola e rossi, salutati da fischi ma anche da ripetuti cori dell’inno di Mameli, magari intonati attorno al drappo tricolore, lungo oltre 500 metri, che è stato portato in corteo per le vie di Roma. Ad aspettarlo a piazza San Giovanni un sagrato già pieno ai piedi dell’imponente palco: una folla bianca e tricolore delimitata dai gazebo delle 13 regioni che andranno al voto a fine mese.

Una piazza che prima ha ballato sulle note dell’orchestra di Demo Morselli, con un intro di Star Wars, poi ha applaudito ministri e candidati che si sono presentati sul palco in attesa del gran finale: l’intervento del premier Berlusconi, introdotto dal sindaco Alemanno che ha ringraziato la folla per la sua “invasione pacifica”. Una folla che ha partecipato con entusiasmo al discorso del presidente del Consiglio e che ha lasciato San Giovanni intonando l’inno del premier “Meno male che Silvio c’é”.