Mannino assolto in appello, le motivazioni. Gasparri: Mori eroe

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 14 Gennaio 2020 21:58 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2020 9:25
Mori, Ansa

Il generale Mario Mori (foto Ansa)

ROMA – Sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Appello di Palermo ha assolto nel luglio 2019, l’ex ministro Calogero Mannino, in uno dei processi collegati con la presunta trattativa Stato-Mafia.

Pronta la reazione del sen. Maurizio Gasparri: “Nella sentenza che ha escluso qualsiasi rapporto di Mannino con organizzazioni mafiose si leggono parole clamorose in riferimento all’azione di Mori e De Donno, esponenti di vertice dei Carabinieri del Ros. Si ribadisce nella sentenza, che hanno operato nella legalità avendo contatti con Borsellino negli uffici dei Carabinieri. Cosa che abbiamo detto più volte, a dimostrazione che Borsellino si recava negli uffici fidandosi di loro ed evidentemente non fidandosi di altri uffici, frequentati da persone di altre istituzioni dello Stato. Mori è un eroe della Repubblica, questa sentenza lo conferma, chi ha sostenuto tesi diverse sarà sconfitto nei tribunali e travolto dal ludibrio popolare. Mori ha difeso le ragioni dello Stato, accanto a Borsellino, nelle caserme dei Carabinieri e sul territorio”.

Il sito Blogsicilia riporta passaggi chiave della sentenza, emessa dalla prima sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras. “Anche alla stregua dell’ approfondita rinnovazione dell’istruzione dibattimentale esperita dinanzi a questa Corte, non solo non è possibile ribaltare al di là, cioè, di ogni ragionevole dubbio, la sentenza di primo grado trasformandola in condanna ma anzi, in questa sede è stata ulteriormente acclarata l’assoluta estraneità dell’imputato a tutte le condotte materiali contestategli”.

“Tanto a prescindere da una valutazione più complessiva, sia dal punto di vista della ricostruzione storica, sia di quella giuridica – della cosiddetta ‘trattativa Stato – mafia’, valutazione che si è appalesata del tutto superflua rispetto alle concrete e troncanti risultanze relative alla specifica posizione del Mannino e che, dunque, è insuscettibile di approfondimento in questa sede”.

“Non è stato affatto dimostrato che Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte ed indimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso dalla sua sentenza assolutoria che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a ‘cosa nostra’ quale esponente del governo del 1991″. Commenta Blogsicilia: “La corte smantella la tesi dell’accusa secondo la quale Mannino, minacciato da Cosa nostra per non aver mantenuto i patti, avrebbe avviato, grazie ai suoi rapporti con i carabinieri del Ros, una trattativa finalizzata a dare concessioni ai clan in cambio di una assicurazione sulla vita”.