L’Ue boccia la manovra: l’Italia ha tre settimane per presentare una nuova bozza. Risale lo spread

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 ottobre 2018 19:20 | Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2018 19:39
manovra ue

Manovra bocciata dalla Ue. L’Italia ha tre settimane per presentare una nuova bozza. Risale lo spread

BRUXELLES – La Commissione europea, come da attese, ha deciso di respingere il Documento programmatico di bilancio presentato il 15 ottobre dal governo italiano e di chiederne uno nuovo. Roma ha tre settimane per inviarlo a Bruxelles. Con la bocciatura della manovra lo spread risale e chiude a 318 punti. Il rendimento del decennale del Tesoro è al 3,59%.

Il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, insieme al commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, in conferenza stampa ha ufficializzato il passo: “E’ con molto dispiacere che sono qui oggi, per la prima volta la Commissione è costretta a richiedere ad uno Stato di rivedere il suo Documento programmatico di bilancio. Ma non vediamo alternative. Sfortunatamente i chiarimenti ricevuti ieri – con la lettera del ministro Tria – non erano convincenti”.

E ancora. “Nel 2017”, dice Valdis Dombrovskis, il debito italiano “ha rappresentato un peso medio di 37mila euro per abitante” in Italia, pari “al secondo debito più alto nell’Ue, uno dei più alti al mondo” nonché quello “con il più alto costo totale di rifinanziamento in Europa” che “deve essere pagato ogni anno dai contribuenti”. Al punto che “l’anno scorso l’Italia ha speso lo stesso ammontare per rifinanziare il debito di quanto ha dedicato all’educazione”.

“Violare le regole – spiega ancora Valdis Dombrovskis – può sembrare una tentazione a primo sguardo, può dare l’illusione di sfuggirvi senza conseguenze” così come può tentare “curare il debito con più debito”, ma “a un certo punto il debito si avvicina al punto in cui diventa troppo pesante e si finisce per non avere più libertà del tutto”.

Una posizione che non muta i piani del Governo italiano. Almeno questa è la posizione che esprimono anche oggi i vertici dell’esecutivo. Lo dice chiaramente il premier Giuseppe Conte in un’intervista a Bloomberg Tv, in cui ribadisce che “non esiste alcun piano B. Ho detto che il deficit al 2,4% del Pil è il tetto. Posso dire che questo sarà il nostro tetto”. Il Governo è pronto ad attuare una nuova tornata di tagli alla spesa “se necessario”. Alla domanda però se si possa modificare la sostanza della manovra, Conte ha risposto che questo “sarebbe per me difficile, non potrei accettarlo”.

L’aumento dello spread, dice Conte, è “dovuto in parte alla prospettiva di una Italexit, ma posso assicurare che questo esecutivo non accompagnerà l’Italia fuori dall’Europa. Dovete considerare che non siamo giocatori d’azzardo che scommettono sul futuro dei propri figli alla roulette”, afferma Conte, crescere “è la migliore strada per uscire dalla trappola del debito. Posso assicurare – ha proseguito – che questo esecutivo non accompagnerà l’Italia fuori dall’Europa. Ci sentiamo a casa in Europa e pensiamo che l’euro è e sarà la nostra valuta, la valuta di mio figlio che ha 11 anni e quella dei miei nipoti”.

Le parole del presidente della Repubblica.

“La logica dell’equilibrio di bilancio non è quella di un astratto rigore”. Sergio Mattarella, davanti ai sindaci dell’Anci riuniti a Rimini, dopo la bocciatura della manovra da parte della Ue lancia un richiamo al governo: i debiti se non sostenibili rischiano di ricadere sui nostri figli e nipoti. Da qui il suo appello a tenere i conti in pareggio. Questa responsabilità, avverte il capo dello Stato, “accomuna chiunque svolga funzioni rappresentative – qualunque sia la sua militanza politica – perché si tratta di un bene comune, di un patrimonio indivisibile”. E il presidente poi si schiera accanto a quei primi cittadini minacciati e intimiditi, a quelli finiti nel mirino: “Nessun sindaco deve essere lasciare solo”.

Le prossime tappe e i rischi per l’Italia.

“Un passo alla volta”, ha risposto il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici a chi chiedeva se e quando l’Italia finirà sotto procedura per debito eccessivo. Ma il cammino verso questo esito pare ormai segnato, a meno che nei prossimi giorni lo scontro tra Roma e Bruxelles non si trasformi in un vero ‘dialogo costruttivo’. Ecco le prossime tappe del percorso in atto e i rischi che corre l’Italia.

– 26/10. L’agenzia di rating Standard&Poor’s aggiornerà la sua valutazione sui titoli di Stato. Un declassamento potrebbe portare a una nuova fiammata dello spread

5/11. Il ‘caso Italia’ sarà sul tavolo dell’Eurogruppo. Nessuna decisione formale è attesa, ma Tria dovrà confrontarsi con 18 colleghi che non la pensano come lui

– 8/11. La Commissione pubblicherà le previsioni economiche aggiornate, nuovo memento della verità per le stime su cui si basa la manovra dell’Italia

– 13/11. Termine ultimo per presentare a Bruxelles una nuova bozza della legge di bilancio

– 21/11. La Commissione pubblicherà il parere definitivo sulla legge di bilancio

– Novembre-dicembre. La Commissione potrebbe adottare un nuovo parere, stavolta negativo, sul debito e la sua sostenibilità

– Fine 2018. Stop al programma quantitative easing e quindi fine degli acquisti dei titoli di Stato da parte della Bce

– Gennaio 2019. Possibile apertura della procedura per deficit eccessivo contro l’Italia per violazione delle regole sul debito. La procedura prevede un monitoraggio dei conti nazionali da parte dell’Ue ancora più stretto, la risoluzione del problema al più presto possibile e, in caso di persistere della violazione, l’imposizione di una multa che può arrivare fino allo 0,2% del Pil.