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Manovra, Calderoli: “Ai comuni dote da 30 miliardi”

L’imposta unica sugli immobili, insieme alla cedolare secca al 23 per cento, sosterrà il futuro fisco municipale, con l’obiettivo di portare nella casse dei sindaci 5-10 miliardi di risorse aggiuntive oltre ai 25 promessi. Lo afferma il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, che in un’intervista al Sole 24 Ore parla dell’accordo con i comuni e definisce ”miopi” le Regioni.

”Ai comuni col federalismo entreranno 5-6 miliardi in più”, dice Calderoli. ”In Italia ci sono 2 milioni di immobili fantasma. Diamogli un valore ipotetico di 50 mila euro ognuno. Viene fuori una base imponibile ipotetica di 100 miliardi. Immaginiamo di introdurre un’imposta forfettaria del 5 per cento ed ecco i 5 miliardi”, spiega, precisando che non si tratta di un condono perché ”una volta emersi gli immobili andranno accatastati e registrati”.

Altra fonte di reddito è la tassazione Irpef sugli affitti. ”L’ipotesi di equilibrio sarebbe una cedolare secca intorno al 23 per cento, sopprimendo la tassa per la registrazione dei contratti e sanzionando chi non li registra. La mia idea, ma devo parlarne con Tremonti, e’ dire: ti tasso a meta’ l’affitto e ti do X mesi per regolarizzarlo, ma se non lo fai te lo sequestro per cinque anni”.

L’imposta unica sugli immobili, prosegue Calderoli, funzionerà in due fasi. ”Nella prima fase prendiamo tutti i cespiti erariali e li trasformiamo in municipali: Irpef, registro, ipotecaria-catastale, successione. Nella seconda creiamo uno strumento di semplificazione, che si chiamerà municipale e permetterà di sostituirle tutte con un’imposta unica che i comuni potranno introdurre o meno. A questa imposta potrà essere aggiunta un’addizionale che riunifichi gli altri tributi comunali come la Tarsu e che i sindaci potranno spostare in su o in giù”.

Con la municipale, spiega, ”si parte da 25 miliardi di gettito certo escludendo la prima casa”. Con le regioni ”abbiamo provato a fare lo stesso discorso ma hanno avuto un atteggiamento miope”, dichiara il ministro. Quanto alle responsabilità, ”abbiamo scelto Errani come presidente della conferenza perché si è sempre dimostrato una persona responsabile, però è chiaro che siamo dinanzi a due galli nel pollaio, dove uno vuole essere più  realista del re e l’altro è costretto a rincorrerlo per ragioni politiche”.

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