Manovra. E’ rush finale al Senato, il Pd non vuole “archeocondono”

Pubblicato il 12 luglio 2010 21:01 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2010 0:33

Antonio Azzollini

Rush finale per la manovra correttiva al Senato. Il decreto legge sbarca domani in Aula e il governo potrebbe accelerare la tabella di marcia presentando subito il maxiemendamento sul quale chiedera’ la fiducia, che potrebbe essere votata quindi prima di giovedi’. Gli spazi per le modifiche sono ormai esigui ma ciò non toglie che il governo stia lavorando anche in queste sul capitolo dei tagli alle Regioni, che hanno causato la levata di scudi dei governatori anche di centrodestra.

Intanto il Pd avverte: la maggioranza ha accarezzato l’ipotesi di aprire la strada alla sanatoria per chi possiede illegalmente i beni archeologici. Del cosiddetto ‘archeocondono’ in manovra però, assicura il relatore Antonio Azzollini, non c’e’ traccia. ”Continueremo a vigilare – dice comunque il capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera Manuela Ghizzoni – affinché qualche manina non inserisca l’emendamento (di cui siamo in possesso) nel maxiemendamento”.

Ma non è questa l’unica norma che non convince i Democratici. Sotto i riflettori anche l’estensione del meccanismo del silenzio-assenso alle autorizzazioni paesaggistiche e la cancellazione del tetto di 20 alunni nelle classi dove sono presenti studenti disabili. A protestare assieme alle opposizioni anche le categorie, tra cui in prima linea i diplomatici che hanno in programma per il 26 luglio uno sciopero, e i poliziotti. Il sindacato autonomo mette in guardia dal rischio che la sforbiciata voluta dal Tesoro possa incidere addirittura sull’operatività degli agenti. Un altro fronte, poi, che l’Esecutivo non è riuscito a chiudere è quello con le Regioni.

Nelle prossime ore la manovra correttiva sarà all’esame dell’Ecofin (che dovrebbe dare un sostanziale via libera al pacchetto italiano e dove sara’ presente il ministro dell’Economia Giulio Tremonti), e dunque è difficile che, a parte le annunciate misure pro Abruzzo, il decreto possa cambiare in modo significativo e che qualcuno degli oltre 1.700 emendamenti presentati per l’Aula possa essere approvato. Certo è che la discesa in campo del leader della Lega Umberto Bossi in favore di una mediazione fra le esigenze di rigore dell’Esecutivo e quelle di cassa delle Autonomie sembra aver aperto un nuovo spiraglio che si potrebbe concretizzare, se non in manovra, con il federalismo.

Il presidente della Lombardia Roberto Formigoni spiega infatti di aver ”parlato” direttamente con il premier: ”Ho fatto presente alcune possibilità di soluzione del problema e Berlusconi si è impegnato – anticipa il governatore – a esaminare nel dettaglio le ipotesi”. Ancora aperto infine il caso della proroga delle rate per le quote latte, che registra lo scontro tra il neoministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan e la Lega: ”Ma che dimissioni – replica l’ex presidente del Veneto a chi gli chiede se stia sempre pensando di lasciare la sua poltrona – Si dimetterà chi causa multe e sanzioni europee all’Italia”.