Manovra, la fiducia vien di notte. Ma non è la Befana

di Lucio Fero
Pubblicato il 21 Dicembre 2018 14:22 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2018 18:59
Manovra 2018, la fiducia vien di notte. Ma non è la Befana

Manovra, la fiducia vien di notte. Ma non è la Befana (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Manovra di Bilancio 2019, vezzosamente battezzata da Luigi Di Maio Manovra del Popolo. Non sarà discussa dal Parlamento italiano, quella cosa (il Parlamento) che starebbe lì appunto per discutere, tra l’altro e soprattutto, leggi di bilancio pubblico altrimenti che ci sta a fare? Non sarà discussa, sarà solo votata. Anzi ratificata più o meno senza leggerla. Letteralmente senza leggerla: tutta la manovra di bilancio 2019 è un maxi emendamento che deve essere approvato entro mezzanotte e che alle quattordici dello stesso giorno non risultava ancora scritto e presentato. Figurarsi letto. 

Il Parlamento dirà sì, letteralmente sulla fiducia. Senza neanche guardare cosa c’è dentro il pacco, senza neanche il tempo di guardare nel caso, raro tra i parlamentari di maggioranza, di effettiva voglia di guardar dentro. Il pacco si prende e si vota, come si dice delle squadre di calcio da parte dei loro tifosi…si amano e non si discutono. Questo è il rapporto tra Parlamento e Manovra di Bilancio 2019. Parlamento certo non aula sorda e grigia, ma di certo aula ridotta ad una timbratrice automatica. Del che, va detto, frega nulla a nessuno della fatidica pubblica opinione. Non è mai successo che un Parlamento voti a scatola chiusa una manovra finanziaria vedendola arrivare in aula poche ore prima del voto appunto. Niente discussoione in Commissione, niente discussione in aula. In compenso un sacco di chiacchiere sul nulla nei talk show politici in tv e sui social. Sul nulla perché la manovra, quella vera, prima del pomeriggio delle notte del voto nessuno l’aveva mai davvero scritta. Non è mai successo e il fatto che succeda lascia indifferente la gente. Gente che ha in gran parte elaborato una opinione sulla utilità della democrazia pari a quella che ha della cultura: non si mangia.

Manovra, la fiducia vien di notte. Come la filastrocca sulla Befana. Ma la Manovra non è la Befana, nonostante sia vestita con i panni di chi porta doni.

Pensionati. Per loro, per chi è già in pensione, nella Manovra c’è il taglio dell’adeguamento al costo della vita per le pensioni sopra i 1530 euro al mese. Non è un dono, è un danno. Un danno a pensioni di sopravvivenza o quasi. Per i pensionati con pensioni alte c’è punizione e gogna: sono colpevoli di pensioni alte, via migliaia di euro l’anno per almeno cinque anni!

Pensionandi. Quelli che in pensione ci vogliono andare. Per loro c’è il dono di quota 100, in pensione a 62 anni (invece dei 67 della Fornero) se con 38 anni di contributi. Ma non subito nel 2019. Di fatto a giugno. O a ottobre. Insomma è quota 100 e mezzo o quota 100 e tre quarti. E vale solo per i prossimi tre anni. La logica è chi tardi arriva con l’età male alloggia e/a chi tocca (restare escluso) non si ingrugna. Insomma un dono ai pensionandi c’è eccome in manovra. Ma con tanta carta da scartare e poi un altro pacco, un’altra scatola, un’altra ancora, altra carta…alla fine il dono è molto più piccolo dell’incarto/confezione.

Disoccupati e senza lavoro ad ogni titolo possibile. Per loro c’è in manovra il dono del sussidio di Stato detto reddito di cittadinanza. Non 780 al mese come c’è scritto nella pubblicità. Nella realtà 780 a scalare, vanno scalati tutti gli altri aiuti e sussidi pubblici di cui si beneficia. E anche qui da aprile. Forse. Comunque il dono dei soldi di Stato che arrivano a casa c’è. Non c’è nel sacco della Manovra per i disoccupati il dono di un posto di lavoro. Non è proprio previsto.Non ci sono meno tasse su imprese e salari. Non ci sono misure per aumentare la produttività. Si è scelto di spendere per mandare i soldi a casa di chi non ha un lavoro e non di spendere per creare posti di lavoro. Scelte chiare. Un dono c’è, il sussidio. L’altro proprio no, il lavoro.

Aziende. Per le aziende niente doni ma tasse. Robusti tagli di agevolazioni fiscali in manovra per vari comparti e più tasse, tasse di nuovo conio, per commercio web, banche, assicurazioni. Soprattutto meno soldi all’innovazione tecnologica.

Arrangiatori, quelli che si arrangiano. In tutti i modi. Per loro c’è molto, molti doni. La possibilità di lucrare un reddito di cittadinanza senza averne titolo economico (chi controlla davvero). La possibilità di avere un reddito di cittadinanza mentre si fa lavoro nero. E poi per chi si arrangia ci sono anche una, due, dieci volte pace fiscale. Varie ed eventuali possibilità di non pagar dazio per non  aver pagato le tasse. E poi per quelli che si arrangiano c’è anche in Manovra il rimborso totale o quasi non solo dei soldi che hanno perso in banca perché la banca li ha fregati. No, c’è anche la possibilità di farsi rimborsare con soldi pubblici i propri investimenti privati sballati o andati a male. Insomma per il opolo che si arrangia in manovra di doni ce n’è. Per il popolo che si ingegna invece niente doni.

Infine per tutti: manovra e fiducia che vengono di notte contengono (lo ha ammesso anche Tria e sta scritto nero su bianco) una gigantesca ipoteca. Ipoteca senza la quale l’affare manovra non si poteva fare e il sacco manovra non lo si vendeva a nessuno. L’ipoteca è: se spendiamo di più del previsto nel 2019, se incassiamo meno del previsto nel 2019, se sballiamo i conti 2019, allora il conto dell’errore e sballo e azzardo lo paghiamo in Iva e accise aumentate di 23 miliardi il 2020 e 29 il 2021. Di Maio dice: non è vero! Mente. Finge. L’ipoteca c’è. Non è detto che scatti ma c’è.

Quindi Manovra vien di notte, fiducia vien di notte e se porti doni veri, caramelline infiocchettate, carbone zuccherato o addirittura carbone vero ognun lo vedrà. Nel 2019 appunto.