Manovra: ancora non cʼè il maxiemendamento, il voto di sabato sera

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 dicembre 2018 17:39 | Ultimo aggiornamento: 22 dicembre 2018 8:21
Manovra, maxiemendamento in ritardo: la fiducia slitta

Manovra, maxiemendamento in ritardo: la fiducia slitta (Foto archivio Ansa)

ROMA – Il maxiemendamento del governo alla manovra slitta a sabato 22 dicembre. “Siamo in zona Cesarini”, ha ammesso il premier Giuseppe Conte. “Ci rendiamo conto – ha detto – che abbiamo creato nostro malgrado un rallentamento dei lavori parlamentari. Confidiamo che nella giornata di sabato il testo possa essere approvato”. Il maxiemendamento, infatti, è atteso per sabato alle 14 e in serata dovrebbe esserci il voto di fiducia.

L’ulteriore ritardo era apparso inevitabile fin dal primo pomeriggio: del maxiemendamento governativo, atteso entro le 16 di venerdì, nessuna traccia. E una conferenza dei capigruppo è stata convocata (e si è protratta oltre due ore) per stabilire un nuovo calendario dei lavori. Tra le proteste delle opposizioni il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha annunciato la nuova convocazione dell’assemblea per sabato alle 14, con la discussione sulla fiducia a partire dalle 16. L’esito del voto di fiducia è quindi atteso per le 22:30.

“Pur comprendendo le difficoltà del governo, anche nell’interlocuzione con l’Unione europea, mi corre l’obbligo di invitare la maggioranza e il governo ad avere un percorso legislativo più regolare, non con questa tempistica a singhiozzo. Un percorso rispettoso dell’Assemblea del Senato”, è stata la bacchettata della presidente Casellati.

Durissimo il capogruppo dem Andrea Marcucci, secondo cui “non abbiamo ancora il testo che cambierà completamente la Manovra. Il Parlamento non ha avuto modo di vederla. Siamo contro la Costituzione”, ha tuonato, annunciando l’occupazione dell’aula da parte del Pd, durata circa mezz’ora dopo la fine della seduta. Per la presidente dei senatori forzisti Annamaria Bernini “siamo alla Caporetto politica del governo che fa una cosa sconcia contro il popolo italiano. Prendere in giro il Parlamento per venti giorni è uno sfregio ai loro elettori”.

A sobillare le opposizioni anche la decisione di Palazzo Chigi di tenere proprio al Senato la tradizionale conferenza stampa del presidente del Consiglio. Una decisione presa quando il calendario dei lavori prevedeva che, sabato mattina, la Manovra avesse già traslocato a Montecitorio per la terza lettura ma che, con il nuovo slittamento, ha creato un’ulteriore difficoltà. “Chi umilia, chi offende il Senato della Repubblica qui non può avere ospitalità”, ha tuonato ancora Marcucci, mentre Bernini ha annunciato di voler aspettare il premier perché “racconti a noi, in casa nostra, prima che agli italiani, i contenuti che purtroppo il Parlamento ancora non conosce”. Un’occasione che non ci sarà, perché poco dopo è arrivata la comunicazione che “alla luce del prolungamento dei tempi di approvazione della legge di bilancio” la conferenza è posticipata alla prossima settimana.

“Se avessimo approvato una Manovra sotto dettatura, come accaduto coi governi precedenti, non ci troveremmo sotto Natale ad approvarla – è la difesa del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini -. L’Italia si è fatta finalmente sentire. Se negli anni passati tutto filava liscio senza che a Bruxelles, Parigi o Berlino volasse una mosca, è perché andava bene a loro e non a noi”. Anche per il premier “nessun imbarazzo o senso di colpa per il ritardo, no – ha tagliato corto -. Io avrei concluso il giorno dopo il negoziato con l’Ue e non mi devo giustificare se si è protratto cosi’ a lungo”.