Manovra, Pd deposita ricorso a Corte Costituzionale: sarà esaminato il 9 gennaio

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Dicembre 2018 18:33 | Ultimo aggiornamento: 28 Dicembre 2018 18:33
Manovra, Pd deposita ricorso a Corte Costituzionale: sarà esaminato il 9 gennaio

Manovra, Pd deposita ricorso a Corte Costituzionale: sarà esaminato il 9 gennaio

ROMA – Sarà esaminato il prossimo 9 gennaio 2019 in Corte Costituzionale, il ricorso sulla manovra presentato oggi, 28 dicembre, dal capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci e altri 36 senatori del Pd. Il presidente della Corte Giorgio Lattanzi ha disposto, con decreto, che l’ammissibilità del conflitto sia trattata nella camera di consiglio del 9 gennaio e ha nominato relatrice della causa la vicepresidente della Corte, Marta Cartabia.

Il collegio di costituzionalisti incaricati dal gruppo Pd del Senato ha depositato poco prima delle 13 alla Corte costituzionale il ricorso contro la manovra, sollevando un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sull’iter di approvazione della legge di Bilancio.

Il ricorso è stato presentato in una conferenza stampa a Montecitorio da Marcucci, dal senatore Dario Parrini, dal presidente Pd Matteo Orfini e da Stefano Ceccanti, deputato Pd e costituzionalista. Visto che il procedimento fino all’ammissibilità è coperto da riservatezza il testo del ricorso non è stato reso noto, per rispetto della Corte, e sono state illustrate le sue motivazioni.

“Quel che è stato raccontato – ha detto Marcucci – non è sufficiente a descrivere la gravità dei fatti”. In particolare i democratici insistono sul fatto che quando il maxiemendamento alla manovra è giunto in Senato, durante la conferenza dei capigruppo il Pd ha proposto dei tempi più ampi che avrebbero consentito alla Commissione Bilancio di esaminare compiutamente il testo, impegnandosi a garantire il voto finale entro il 26 dicembre, consentendo quindi poi il successivo esame della Camera in tempo per evitare l’esercizio provvisorio. “C’è stata la volontà precisa – ha proseguito Marcucci – di impedire di conoscere cosa di stesse votando. Si è voluto intaccare la democrazia parlamentare e il nostro ricorso vuole ristabilire le regole della democrazia che Governo e maggioranza stanno minando con continuità e determinazione”.

Anche Orfini ha definito un “unicum nella storia della Repubblica” quanto accaduto, che non è paragonabile con precedenti delle passate legislature quando è stata posta la fiducia su un maxi-emendamento alla manovra, perché in quei casi il testo era conosciuto dai parlamentari. “Non accettiamo che questo episodio – ha detto Marcucci – sia derubricato invocando dei precedenti che non c’entrano nulla”.

Quanto al contenuto del ricorso, è stato preparato e presentato dai costituzionalisti Beniamino di Caravita, Valerio Onida, Giuseppe De Vergottini, Barbara Randazzo, Marcello Cecchetti, Alberto Lucarelli e Giandomenico Falcon. Parte dal principio, ha spiegato Ceccanti, che sia stato violato l’articolo 72 della Costituzione, secondo il quale ogni testo legislativo deve essere esaminato dalla Commissione di merito e votato articolo per articolo dall’Aula.

Il ricorso si basa sull’idea che un gruppo parlamentare sia un potere dello Stato e che quindi possa avanzare un ricorso diretto alla Consulta, così come prevede l’articolo 134, secondo comma della Costituzione. Ceccanti ha convenuto che non ci sono precedenti in tal senso, ma è anche vero che la giurisprudenza costituzionale “è in continua evoluzione”.

Il ricorso presentato dal Pd, hanno sottolineato Ceccanti e Parrini, serve a tutelare “la lesione delle competenze parlamentari”. Poi singolo cittadino che si sentirà danneggiato dalle misure della Legge di Bilancio, ha detto Ceccanti, “potrà presentare un ricorso incidentale alla Corte, e probabilmente lo farà riferendosi alla violazione dell’articolo 72 della Costituzione”.