Manovra, rivalutazione pensioni. Ecco come funziona. Per lo Stato risparmio da 2,7 mld

Pubblicato il 6 Luglio 2011 17:15 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2011 17:19

ROMA, 6 LUG – Sullo stop alla rivalutazione delle pensioni c’è ancora spazio di trattativa. Ma l’impatto della misura non e’ di poco conto: il testo attuale – secondo i calcoli forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato nella relazione tecnica – prevede infatti un risparmio per l’erario di tutto rispetto, cioè 2,7 miliardi tra il 2012 e il 2014 (al lordo degli effetti fiscali).
Un risparmio così dettagliato: 600 milioni nel 2012, e 1,090 miliardi sul 2013 e il 2014.

Questo intervento – valuta sempre la ragioneria, su un monte pensioni complessivo, stimato per il 2011 in circa 240,5 miliardi (tra pensioni e assegni sociali) colpirebbe circa un pensionato su quattro (poco meno del 20%). Si tratterebbe delle pensioni tra 3 e 5 volte il minimo della pensione Inps che sono il 12,7% del totale e di quelle superiori a 5 volte che rappresentano circa il 7%. Quindi verrebbe colpito il 19,7% dei pensionati. Sempre la ragioneria ricorda che tre volte il trattamento minimo dell’Inps vuol dire un assegno di circa 18.270 euro l’anno; mentre 5 volte il minimo rappresenta un trattamento di 30.440 euro.

Il testo inviato al Quirinale prevede che ”a titolo di concorso per il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, per il biennio 2012-2013, alla fascia di importo dei trattamenti pensionistici superiore a cinque volte il trattamento minimo di pensione Inps la rivalutazione automatica, (secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448), non e’ concessa. Per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra tre e cinque volte il trattamento minimo Inps, l’indice di rivalutazione automatica delle pensioni e’ applicato, (per il periodo di cui al comma 1, secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448), nella misura del 45 per cento”.

Questo, tradotto in soldi, vuol dire – calcolava l’Inps – che le pensioni piu’ basse, fino a 3 volte il minimo, ovvero fino a un importo (lordo) di 1.428 euro mensili, sarebbero rivalutate al 100%. Mentre le pensioni tra 3 e 5 volte il minimo – nello scaglione tra 1.428 e 2.380 euro mensili – sarebbero rivalutate al 100% nella fascia fino a 1.428 e al 45% nella fascia fino a 2.380. Le pensioni oltre 5 volte il minimo – ovvero superiori a 2.380 euro mensili – saranno rivalutare al 100% nella fascia fino a 1.428 euro, al 45% nella fascia da 1.428 a 2.380 e solo nella quota superiore a 2.380 euro mensili non avranno rivalutazione. I pensionati con redditi pensionistici lordi tra 3 e 5 volte il minimo – spiegava l’Inps – risultano essere 3,2 milioni, quelli con redditi pensionistici oltre 5 volte il minimo risultano essere 1,2 milioni: cioe’ complessivi 4,4 milioni, su un totale di circa 16 milioni di pensioni erogate.