Via la norma pro-Fininvest. Chi ha incastrato Silvio Rabbit?

di Dini Casali
Pubblicato il 6 Luglio 2011 11:18 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 18:29

“M’hanno rimasto solo” moccolava Gassman al termine delle scalcagnate imprese criminali de “I soliti ignoti”. Berlusconi lo ha dovuto ammettere ieri (in privato, senza accento romano) a conclusione del blitz fallito nella manovra per dilazionare i tempi della restituzione dei famosi 750 milioni a De Benedetti. I retroscena sui quotidiani del giorno dopo si sprecano: spuntano “manine”, traditori, agguati, complotti, colpi bassi. L’insostenibile solitudine del capo è un fatto acclarato: da solo s’era incaponito a volere il comma 23 della discordia e da solo ha dovuto precipitosamente far marcia indietro. ” Se ora io non firmassi la manovra” avrebbe commentato (retroscena di Francesco Verderami sul Corriere della Sera) il Cavaliere infuriato e sull’orlo di rovesciare tutto.

Riavvolgiamo il film dell’audace colpo. Il 28 giugno scorso, alla riunione preparatoria del consiglio dei ministri del 30, nel testo della manovra, all’articolo 37, il codicillo “cucinato” dai giuristi di Alfano, su iniziativa di Ghedini, è presente. Subito vengono riscontrati problemi di costituzionalità. Nei contatti informali tra Colle e Palazzo Chigi si registra la contrarietà di Napolitano. Senza garanzie il premier decide comunque di andare avanti. E si arriva al 30.

Durante i lavori del Consiglio dei ministri c’è la grana dei tagli alla politica. Urge una pausa per trovare un compromesso. Dopo un po’ si riprende. Ma non si procede, perché all’appello mancano Berlusconi e Tremonti. Il loro colloquio è durato mezz’ora. Il comma c’è, ha una nuova clausola che restringe ai contenziosi oltre i 20 milioni di euro il rinvio dell’esecutività dei risarcimenti. Quella clausola c’è la firma di Tremonti. Che poi viene incaricato da Berlusconi di informare la Lega. Lega che, scoppiata la buriana, cade dalle nuvole e anzi si mostra del tutto contraria ad avallare la norma ad aziendam. Il comma 23 nel frattempo è stato scoperto dagli spulciatori della manovra nella redazione del Sole 24 Ore: una vocina, dicono giunta dal ministero dell’Economia, ha spifferato tutto.

Una curiosità rimane e riguarda l’annosa questione del conflitto di interessi, rispetto al quale, ammette il capo dei senatori Quagliariello, “il Pdl ha la coda di paglia, si fa intimidire e non sostiene a sufficienza leggi giuste”. Il premier giurava che in presenza di provvedimenti che avessero potuto coinvolgere gli interessi della sua famiglia, sarebbe uscito dal Consiglio dei ministri per non sentire, influenzare, perorare ecc.. Intendeva forse un’uscita appartata per poter deliberare, sui suoi interessi, con calma, senza chiasso, al riparo di occhi e orecchie indiscrete? E’ questa la coda di paglia di cui parla Quagliariello?