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Manovra: sì del Senato alla fiducia

senatoLa finanziaria del rigore è stata votata al Senato. L’Aula ha infatti detto sì al maxi emendamento su cui il governo aveva posto la fiducia con 170 voti favorevoli e 136 contrari. E’ la vittoria di Tremonti, “mister austerity”, che fino all’ultimo non ha ceduto alle mille pressioni, soprattutto interne alla maggioranza, per allentare un po’ la morsa dei dolorosi tagli introdotti. La manovra da 25 miliardi aveva ricevuto già l’avallo dell’Ecofin, in linea con le politiche di sacrifici e contenimento del debito assunte dall’intera Europa.

Il passaggio in aula era molto atteso, se non temuto, anche se con la fiducia nessuno, neanche i frondisti più scatenati della maggioranza, si sarebbe arrischiato a votare contro. Questo primo sì rappresenta un’iniezione di fiducia per il governo, alle prese con una difficile partita interna che non si sa come andrà a finire, tra scandali che si susseguono a ritmo giornaliero, varie defezioni tra ministri e sottosegretari, la lotta senza quartiere con l’ala finiana che non ne vuol sapere di piegare la testa.

Insomma, più che sul merito del provvedimento, peraltro importantissimo, l’attenzione e la preoccupazione dei commentatori erano concentrati sul contesto ormai deteriorato della tenuta di governo. Detto degli scandali, si sono rincorse nelle ultime ore voci di rimpasti, di un abboccamento con l’Udc, della prospettiva, o minaccia dipende dai punti di vista, di nuove elezioni.

A favore del provvedimento hanno votato Pdl, Lega e Mpa. Contrari Pd, Idv e Udc. Per diventare legge, ora la manovra dovrà incassare anche il sì della Camera dei deputati entro fine luglio. A quel punto, però, Berlusconi riaprirà tutti i dossier lasciati in sospeso: il primo, manco a dirlo, sarà la resa dei conti con Fini.

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