Manovra, niente tagli alle province: ecco cosa potrebbe uscire dal testo

Pubblicato il 30 Maggio 2010 17:55 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2010 18:36

Giulio Tremonti

Secondo un’anticipazione del Sole 24Ore la manovra del ministro Tremonti potrebbe essere sdoppiata. Nel decreto legge dovrebbero restare le misure portanti con effetti immediati di cassa.

Mentre in uno o più ddl, invece, troverebbero spazio le norme che contengono disposizioni a carattere prevalentemente ordinamentale.

“Ieri mattina, dopo un ulteriore fitto lavoro di limatura e riscrittura ad opera dell’ufficio giuridico di Palazzo Chigi e della Ragioneria, sotto la supervisione dei tecnici del Quirinale – scrive il Sole – il decreto munito della bollinatura della Ragioneria è stato trasmesso al Colle, Dalle valutazioni é emersa la soluzione della doppia via che ha come primo effetto lo stralcio dell’ abolizione di 10 province, misura che potrebbe confluire direttamente nel ddl di riforma delle autonomie locali in discussione alla Camera”. Ecco cosa uscirebbe dal decreto ora al vaglio del Quirinale.

La norma che prevede la cancellazione delle province inferiori ai 220 mila abitanti uscirebbe dal testo della manovra economica. L’articolo 5 della manovra, quello contenente le misure per le “Economia negli Organi Costituzionali, di governo e negli apparati politici” non conterebbe più – secondo quanto riportano fonti tecniche – i commi da 12 a 17 con i quali si prevede la soppressione delle mini-province. L’ipotesi più probabile è ora quella dell’inserimento della norma nel testo della Carta delle Autonomie ora in discussione alla Camera.

Tra le misure modificate prima dell’invio al Colle c’é sicuramente anche la modifica del criterio di rateizzazione della Buonuscita (il Tfr) dei dipendenti pubblici in tre tranche: ora scatterebbe solo per gli importi più alti, lasciando di fatto fuori dal meccanismo “a singhiozzo” i travet ma non i dirigenti. Il complesso cammino normativo della manovra potrebbe però vedere anche altre modifiche, prima che il testo approdi sulla Gazzetta Ufficiale.

In particolare potrebbero essere stralciate, perché prive del criterio di necessità ed urgenza dei decreti, alcune norme ordinamentali. Le norme, ovviamente, rivivrebbero in altri testi, non è escluso in un disegno di legge “collegato” razionalmente con il decreto. Così, tra l’altro, non dovrebbe esserci un impatto sull’entità della manovra. Tra le norme in bilico, tra decreto e disegno di legge, c’é ad esempio l’accorpamento degli enti previdenziali in Inps e Inail. E’ una norma ordinamentale ma ha un impatto economico e quindi potrebbe rimanere nel decreto.

Più incerti sono invece altri articoli: quello sulla creazione di zone a “burocrazia zero”, o sulla “fiscalità del Sud” – che consentirebbe di azzerare l’Irap sulle nuove imprese – così come la norma interpretativa sulla fondazioni bancarie. Non è escluso, poi, che possano prendere una strada diversa anche i ‘tagli’ previsti per alcuni enti pubblici, per consentire al Parlamento di valutare le norme con maggior tempo e attenzione.