Manovra, le novità del testo finale: salari pubblici congelati al 2010, 4 mesi per eliminare le province

Pubblicato il 27 Maggio 2010 10:26 | Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2010 17:16

Fiscalità agevolata per i redditi bassi sui premi aziendali delle imprese private fino a 6000 euro, blocco totale degli stipendi dei dipendenti pubblici a partire dal 2011 e con taglio del 10% sui salari sopra i 150mila euro, 4 mesi per la soppressione delle province, niente tagli a polizia e vigili del fuoco. Sono alcune delle ultime misure contenute nelle 150 pagine del testo finale della manovra licenziata dal governo: un decreto legge da 54 articoli e tre allegati. Il provvedimento è suddiviso in tre diversi “titoli”: il primo relativo alla stabilizzazione finanziaria (art. da 1 a 17), quindi il contrasto all’evasione fiscale e contributiva (art.17-39), e il terzo sullo sviluppo e le infrastrutture (art.40-54).

Fisco e previdenza fanno lo sconto ai premi dei dipendenti. Arriva il “contratto alla tedesca” per i lavoratori italiani: il fisco e la previdenza faranno lo sconto ai “premi” dati ai dipendenti che hanno contributo a far guadagnare la propria impresa o a renderla più competitiva. La novità scatterà dal 2011 e si applicherà su importi fino a 6.000 euro per redditi non superiori a 40.000 euro. Lo prevede – secondo il testo in possesso dell’ANSA – un articolo contenuto nel testo finale della manovra che, pur non indicando la percentuale di tassazione, introduce il concetto di premialità fiscale per la parte di salario collegato agli utili aziendali.

Quattro mesi per la soppressione delle province. Bisognerà attendere quattro mesi per la completa soppressione delle mini-province con meno di 220 mila abitanti e la delineazione delle aree delle nuove circoscrizioni. E’ quanto emerge dal testo definitivo del decreto legge della manovra che, all’articolo 5 stabilisce che “sono soppresse le province la cui popolazione residente risulti, sulla base delle rilevazioni dell’Istat al 1 gennaio 2009, inferiore a 220 mila abitanti”. Le norme danno facoltà ai comuni, entro 60 giorni, di scegliere la nuova provincia tra quelle non soppresse della propria Regione e prevede 120 giorni prima che un decreto del presidente del Consiglio arrivi “alla nuova determinazione delle circoscrizioni provinciali”. Ancora 2 mesi e saranno trasferiti i beni e le risorse delle province soppresse.

Salari del pubblico impiego congelati al 2010. Per il triennio 2011-2013 il salario dei dipendenti pubblici non potrà superare l’importo del 2010. Il “congelamento” dei trattamenti vale anche per “il trattamento accessorio previsto dai rispettivi ordinamenti delle amministrazioni pubbliche”. Il testo definitivo “in considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale” prevede poi nello stesso periodo un taglio del 5% per i redditi superiori ai 90.000 euro annui, e del 10% sopra i 150.000 euro.

La scure sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici non consentirà inoltre ai rinnovi contrattuali stabiliti nel 2008-2009 di superare la soglia del 3,2%. Il testo prevede che «la disposizione si applica anche ai contratti ed accordi stipulati prima dell’entrata in vigore del presente decreto» e che «i trattamenti retributivi saranno conseguentemente adeguati» dal mese successivo a quello di entrata in vigore del decreto. Dal «taglio» sono salve le forze di polizia e i Vigili del Fuoco.

Consulta pronta a nuovi tagli nelle spese. La Corte costituzionale, intanto, tenuto conto della manovra economica, “ha già posto all’esame ulteriori misure di tagli alle proprie spese (per personale ed acquisto di beni e servizi) che possano ulteriormente contribuire alla riduzione della spesa pubblica”, secondo quanto fa sapere una nota della Consulta.

Tagli ai collaboratori dei ministri. I compensi ai collaborati dei ministri saranno tagliati del 10%. «Le indennità corrisposte ai responsabili degli uffici di diretta collaborazione dei ministri – è scritto nel testo – sono ridotte del 10%. La riduzione si applica sull’intero importo dell’indennità».

Pedaggi autostradali più cari. Arrivano i rincari sulle autostrade, ma solo per quelle collegate con raccordi autostradali gestiti dall’Anas. La maggiorazione sarà di 1-2 euro, a seconda delle classi di pedaggio, e scatterà da luglio, cioè, a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto. L’aumento, che non potrà superare del 25% l’attuale pedaggio, durerà fino a quando non saranno stabiliti i criteri per l’introduzione dei pedaggi sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta Anas. Servirà a investimenti e manutenzione straordinaria. Passeranno a pedaggio anche le autostrade in gestione diretta dell’Anas – come ad esempio la Salerno-Reggio Calabria.