Manovra, Tremonti cambia il menù: via il condono, più tagli alla spesa pubblica

Pubblicato il 24 Maggio 2010 9:17 | Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2010 14:18

Giulio Tremonti

In queste ore, quelle che precedono il varo della manovra da 24 miliardi, il ministro Tremonti si trova a dover affrontare soprattutto una questione: come trovare tutti quei soldi senza scontentare gli italiani (e quindi evitare di far perdere consensi al governo)  ma nel contempo fare un piano serio, in modo da mandare segnali positivi ai mercati?

Il tutto tenendo conto delle numerose richieste che arrivano dall’opposizione, ma anche dall’interno della sua maggioranza. Come prevedibile, per accontentare tutti la maxi-manovra perde colpi e in queste ore le ipotesi che circolano riguardano più quello che è stato tolto dall’elenco piuttosto che il suo contenuto.

Sparisce il condono edilizio da 6 miliardi, via il ticket sulla visita specialistica, salta anche l’indennità di accompagnamento legata la reddito. In bilico anche la proposta di prelevare il 10 % da quella parte che eccede i 75mila euro negli stipendi dei manager pubblici. Dubbi anche sul fronte pensioni: le uscite di vecchiaia (65 anni) per il 2011 dovrebbero da 4 a 2 e non più ad una, ma Tremonti insiste sulla finestra unica.

Praticamente sono saltati tutti i dati che fino ieri sembravano le certezze di questa manovra. Cosa resta? Si parte dal congelamento, per 3 anni, di tutti gli stipendi pubblici. Proprio tutti, con buona pace della riforma Brunetta e della meritocrazia. Mentre, per quanto riguarda il taglio agli stipendi pubblici, l’ultima ipotesi è che si vada a prelevare del 5% da quelli sopra i 90mila euro, e del 10% da quelli sopra i 120mila. Aumento delle aliquote fiscali sui guadagni delle stock option, ossia la maggiore fonte di guadagno di banchieri e manager privati.

Sul versante delle pensioni di invalidità si prospetta una stretta sui controlli. La richiesta allo Stato in questo settore è aumentata in 10 anni da 6 a 16 miliardi di euro. Troppo. Il riconoscimento dell’invalidità, infatti, finora è stato riconosciuto dalle regioni, mentre a mettere i soldi ci pensava lo Stato. Ora si sta pensando di fare ricadere sulle regioni il 25% della spesa, in modo da rendere gli enti locali più rigorosi.

Nelle intenzioni di Tremonti c’è anche un taglio orizzontale del 10% ai ministeri per beni e servizi. Verrebbero escluse dal taglio le spese per garantire l’attività delle forze dell’ordine. Taglio del 10% anche per l’indennità di ministri e sottosegretari.

Lotta all’evasione fiscale. E’ il tema principale della manovra, che più volte è stata annunciata come un provvedimento “etico”. Per i “cattivi”, gli evasori, le ipotesi allo studio sono 3: fattura telematica obbligatoria per gli importi sopra i 3mila euro, uno strumento che garantirebbe una scia certa alla magistratura. La seconda è il ripristino della tracciabilità dei contanti: attualmente c’è un limite di 12.500 euro all’utilizzo dei contanti, che dovrebbe scendere, forse, a 5000 euro. La terza è sul fronte delle compensazioni Iva, fonte di molti abusi: stando ai progetti, non sarà più possibile il «fai da te» ma sarà richiesta una certificazione di un professionista che risulterà responsabile davanti alla legge.

E ancora: taglio di tutte le consulenze, controllo dei soldi spesi dalo Stato in fatto di gestione emergenze da parte dela Protezione Civile. Per evitare un nuovo scandalo G8 vigileranno, a quanto pare, la Ragioneria dello Stato e la Presidenza del Consiglio.

Nei prossimi giorni si vedrà quanto rimarrà di questi buoni propositi: la posta in gioco è alta, l’Italia è considerata vacillante dai mercati internazionali, una delle economie a rischio nell’area euro. Nonostante i tagli annunciati riguardino in buona parte la spesa pubblica, ora tutti sono chiamati a stringere la cinghia: sarà pronto il governo a “fare il duro” con imprenditori, commercianti e artigiani, ossia il suo bacino elettorale?