Manovra: il 26 luglio scioperano i diplomatici

Pubblicato il 10 Luglio 2010 16:57 | Ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2010 17:12

Giulio Tremonti

Il 26 luglio i diplomatici italiani scioperano contro la manovra economica, della quale ”non possono accettare quei tagli, alle risorse ed al funzionamento della loro carriera di servitori del Paese, che di fatto preludono allo smantellamento della Farnesina”. Lo annuncia un comunicato del Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri (Sndmae).

I diplomatici incroceranno le braccia ”per gli italiani al cui servizio sono istituzionalmente chiamati a lavorare”. ”Il punto percentuale di Pil che il Presidente Berlusconi ha legittimamente rivendicato al termine della sua ultima missione nelle Americhe – si legge nel comunicato diffuso dallo Sndmae – vuol dire piu’ crescita e più speranza per i giovani, le famiglie, le imprese. Quel punto di Pil, come tanti altri risultati quotidiani della proiezione economica, oltre che politica e culturale, dell’Italia nel mondo, non sarebbe, tuttavia, stato mai raccolto senza il lavoro assiduo, determinato, spesso testardo, senza il lavoro da professionisti dei nostri diplomatici”.

”I diplomatici e tutti i lavoratori della Farnesina sono impegnati – prosegue il comunicato in cui si annuncia lo sciopero – a promuovere l’internazionalizzazione delle nostre imprese e ad appoggiarle quando investono e quando partecipano a gare e commesse. Senza l’impegno dei diplomatici, ci sarebbero meno posti di lavoro in Italia e meno ricchezza per il nostro Paese, le cui aziende hanno ormai – e devono avere, per vivere e prosperare – come orizzonte i mercati mondiali. Il Ministero degli Esteri, i diplomatici che dirigono le sedi all’estero e gli uffici a Roma, tutto il personale della Farnesina devono essere sostenuti perché il risultato del loro lavoro viene toccato con mano dagli italiani. Dagli italiani che scommettono sul mondo e da quelli che vogliono conoscerlo, e che la Farnesina non lascia soli in caso di crisi. Il Ministero degli Esteri, ricordiamolo, produce molto più di quanto costi al Paese”.

”Ha ragione il Presidente Berlusconi quando ricorda che il bene comune non è fatto dalla somma dei pur legittimi interessi particolari. E i diplomatici italiani – conclude il comunicato – chiedono di continuare ad esistere come carriera di una Farnesina vitale, proprio per poter continuare a servire il bene comune”.