Mantova revoca cittadinanza onoraria a Mussolini, il “grazie” della Boldrini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2018 13:38 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2018 13:38
Boldrini ringrazia la città di Mantova per la revoca della cittadinanza onoraria

Mantova revoca cittadinanza onoraria a Mussolini, il “grazie” della Boldrini

ROMA – “Grazie alla città di Mantova che ha revocato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini”. Lo scrive su twitter la presidente della Camera Laura Boldrini, facendo riferimento alla decisione presa dal Consiglio comunale della città lombarda del 12 febbraio scorso.

Il 21 maggio 1924 il consiglio comunale lo aveva acclamato cittadino onorario di Mantova e lo aveva definito il veggente capo del governo. 94 anni dopo, lo stesso consiglio comunale ha revocavo la cittadinanza a Benito Mussolini definendolo, con la mozione approvata a maggioranza dai partiti di centrosinistra, dittatore e liberticida. Dopo una guerra mondiale e milioni di morti tra civili e militari, la memoria storica sul Ventennio anche a Mantova è tutt’altro che condivisa.

A favore della mozione, voluta a tutti i costi da Sinistra italiana e poi modificata e riaggiustata prima di arrivare in aula e quindi sottoscritta anche da Pd e Lista civica Palazzi, hanno votato in 17 consiglieri, con due assenze strategiche per non accentuare le divisioni nella maggioranza e due non voto da parte del presidente del consiglio comunale Massimo Allegretti (Pd) e di un altro consigliere dem.

Ci sono volute poi tre ore di discussione per arrivare all’approvazione della mozione che ha fatto indispettire l’opposizione di centrodestra, dei Cinque Stelle, di CasaPound e dei civici di sinistra, tutti contrari alla revoca della cittadinanza: “Non si può cancellare la storia”, è stata l’accusa rivolta soprattutto al Pd, cui è stato anche rimproverato il momento scelto per portare in aula la richiesta di revoca della cittadinanza al Duce, in piena campagna elettorale. In aula erano arrivati anche alcuni militanti di CasaPound che hanno srotolato dei manifesti con la scritta ‘Basta feccia’, subito tolti dopo che il presidente del consiglio comunale aveva minacciato di tenere la seduta a porte chiuse.