Marcello Fiori: uomo di Forza Silvio, censiva i cani a Pompei a 2mila euro l’uno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Marzo 2015 12:01 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2015 12:07
Marcello Fiori: uomo di Forza Silvio, censiva i cani a Pompei a 2mila euro l'uno

Marcello Fiori: uomo di Forza Silvio, censiva i cani a Pompei a 2mila euro l’uno

ROMA – Anche il censimento dei 55 cani randagi di Pompei per 100mila euro (2mila euro a cane) è stato contestato a Marcello Fiori, l’ex commissario della Protezione Civile che si occupò di ristrutturazione e messa in sicurezza del sito archeologico dal 2009 al 2010. Fiori, attuale coordinatore dei circoli di Forza Italia, deve restituire quasi 6 milioni di euro per i danni compiuti sotto la sua gestione secondo la stima della Corte dei Conti. Che contro di lui e altri 9 membri della Commissione ha disposto un “sequestro conservativo”.

La Corte dei Conti contesta a Fiori gestione fraudolenta e sistema di potere clientelare. Della sua gestione, “singolare” scrivono i giudici contabili, l’operazione “(C)Ave Canem” ha colpito in particolare Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera: si tratta del censimento di 55 cani randagi, per una spesa di 102.963 euro. Praticamente duemila euro a cane, solo per accertarne la presenza, non per cattura o eventuale affidamento ai canili.

Tra vini (55mila euro per 1000 bottiglie di Rosso Pompeiano dimenticato nelle cantine), libri (10mila euro per 50 copie di una relazione encomiastica costata ognuna più di un raffinato libro d’arte), visita e cena con Berlusconi mai arrivato (81mila euro) si spiega il giudizio della Corte che scrive di “due anni di gestione stravagante ed esorbitante”). E poi le divise degli autisti, le spese per i pali della luce, “spese folli” secondo quanto documentato da L’Espresso già a fine 2010.

Fiori, ex dipendente Acea cooptato ai vertici della Protezione Civile da Guido Bertolaso, fu nominato commissario per l’emergenza Pompei dall’allora ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. Ma la colpa grave secondo Stella, ferma restando la presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, è lo scempio del restauro del Teatro Grande, stravolto per sempre.

La ferita più grave a Pompei, però, ferita inguaribile, è l’indecente ristrutturazione del Teatro, che fino alla incursione di Fiori era rimasto sostanzialmente intatto. Teatro sul quale, come denunciò straziata la nostra Alessandra Arachi raccontando di «un terribile cantiere» invaso da betoniere, bob kart e ruspe («gli operai si muovono in mezzo alle rovine come elefanti dentro una cristalleria e a cercare un responsabile di tutta la baracca si trova solo “il geometra Pasquale”») non fu fatto un restauro conservativo ma un rifacimento edilizio con cordoli di cemento a vista e mattoni di tufo del tipo usato sugli Appennini per gli ovili e i pollai. Un insulto. (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera)