Sperperi e ricatti a Roma, Orlando addio. Così se ne va lo “sceriffo” dei conti

Pubblicato il 21 agosto 2012 11:20 | Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2012 11:22
Ugo Marchetti

Ugo Marchetti

PALERMO – Sperperi e ricatti a Roma. Questi sarebbero i motivi che hanno spinto Ugo Marchetti, vicesindaco a Palermo di Leoluca Orlando, a lasciare il suo incarico. Marchetti in un’intervista a La Stampa spiega di essere rimasto deluso dai comportamenti di Orlando, che a capo delle società partecipate come l’Amia o la Gesip, già sotto commissariamento per le precedenti gestioni comunali, vorrebbe mettere persone il cui curriculum sarebbe “li conosco, sono amici miei, gente seria”. Lo “sceriffo” dei conti dice no anche ai ricatti a Roma per ottenere fondi: “Dire per esempio: se non mi dai i soldi, in città arrivano le bombe, è criminale. Serve tutt’altro: coesione, partecipazione, strumenti di creazione di progetti nuovi, fedeltà alle istituzioni”.

Marchetti ha dichiarato: “Non mi è piaciuto nulla, dal punto di vista procedurale, legale, etico. Non si scelgono i responsabili di aziende pubbliche — tutte sotto inchiesta della Corte dei Conti — senza tenere conto di storie, capacità, di che cosa propongono, di che piano fanno. Se ho un taxi e devo scegliere chi guida, ci metto un amico, in un’azienda partecipata no, perché sto investendo e utilizzando soldi pubblici. Anzi le dico di più: che anche al taxista almeno devo chiedere se ha la patente. E invece io mi sono trovato quei nomi sul tavolo. Ho chiesto, mi sono battuto: ma scusami, Luca, qual è il criterio con cui sono stati scelti? Li conosco, sono amici miei, mi ha risposto, gente seria”.

A Marchetti non è andata giù nemmeno la replica del sindaco di Palermo, che ha parlato di macelleria sociale e tecnicismi. Una replica a cui Marchetti ha prontamente risposto: “Io dico che solo il parlare di macelleria sociale porta alla macelleria sociale, perché crea disamore, disincanto, animosità. Se poi questa frase è riferita a pubblici funzionari, diventa macelleria istituzionale, perché è un’aggressione a persone che rappresentano istituzioni: così si avvelena il sistema e si incattivisce la gente. Se infine questa macelleria è sostenuta da istituzioni contro altre istituzioni, diventa irresponsabilità nella gestione pubblica. In contesti come Palermo, tutto questo assume una gravità inaccettabile. Soprattutto se diventa strumento per ottenere risultati, se serve a spingere il governo romano a erogare risorse. Dire per esempio: se non mi dai i soldi, in città arrivano le bombe, è criminale. Serve tutt’altro: coesione, partecipazione, strumenti di creazione di progetti nuovi, fedeltà alle istituzioni”.

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