Milanese salvo per sette voti: la Camera respinge l’arresto

Pubblicato il 22 Settembre 2011 12:13 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2011 12:43

ROMA – Marco Milanese si salva per un soffio, sette voti e la Camera ha respinto l’arresto del deputato Pdl sul quale pendeva la richiesta d’arresto della procura di Napoli. 312 contrari e 305 i favorevoli.  Alla vigilia del voto Umberto Bossi aveva detto il no all’arresto, con l’intenzione esplicita di salvare il deputato e con lui le sorti del governo Berlusconi. Per il no anche Pdl e Responsabili. Hanno votato sì Pd, Udc, Fli e Idv.

Sette voti di scarto, così come sette sono i franchi tiratori secondo i tempestivi calcoli dell’Aula. All’opposizione erano presenti infatti 299 deputati mentre i voti per l’arresto sono stati 305, 306 se consideriamo il voto (non calcolato) di Enrico Letta.

Il voto elettronico ha fatto il resto, il ministro Galan a pochi minuti dal voto aveva detto: ”Quando c’è il voto segreto può accadere di tutto, scattano meccanismi mentali che nessuno è in grado di prevedere”. E i calcoli della vigilia prevedevano altri numeri: i favorevoli alle manette, secondo le dichiarazioni dei partiti, raggiungevano quota 297, i no 310. Milanese salvo, anche alla vigilia, dunque. Ma con un margine più ampio, non di soli 7 voti. E siccome il voto su Milanese era un passaggio delicatissimo, si può dire che oggi il governo sia attaccato a soli 7 voti. Certo, alla vigilia rimaneva l’incognita degli incerti, in tutto 18. Chi ha pesato di più per il risultato di oggi: gli incerti, gli assenti (alla Camera erano presenti 617 su 630), o qualcuno che nel segreto del voto ha voluto mandare un messaggio a Berlusconi?

Subito dopo il voto Enrico Letta del Pd fa notare che qualcosa non torna. Si rivolge al presidente della Camera, Fini: ”Io ho votato regolarmente, ma nel tabulato della votazione non appare il mio voto. Presidente, che è successo? Di conseguenza – puntualizza Letta – i 305 voti vanno, in realtà, considerati come 306”. Subito dopo la votazione Milanese ha incontrato Berlusconi nella sala del Governo.

Pochi minuti prima, l’appello del premier: “Dobbiamo votare compatti, respingere l’attacco della magistratura, restare uniti contro lo stato di polizia”. Berlusconi e il governo avevano già intascato l’appoggio leghista, non scontato fino a qualche giorno fa. Bossi ieri sera ha detto il no per non dare un colpo al governo, no anche da Roberto Maroni e dal resto del Carroccio che sul caso Papa si era invece dimostrato frammentato, tanto che a luglio sì alle manette passò.