Salvini, direttiva anti-sbarchi per fermare l’italiana Nave Jonio. Per la Difesa è una “grave ingerenza”

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 aprile 2019 22:12 | Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2019 22:12
 Salvini, direttiva anti-sbarchi per fermare l'italiana Nave Jonio

Salvini, direttiva anti-sbarchi per fermare l’italiana Nave Jonio. Per la Difesa è una “grave ingerenza” (foto Ansa)

ROMA  – Con una direttiva datata 15 aprile e firmata dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si danno indicazioni alle forze di polizia e ai capi di Marina e Guardia costiera di “vigilare” affinché il comandante e la proprietà della “Mare Jonio” – la nave della piattaforma Mediterranea Saving Humans salpata domenica scorsa da Marsala – “non reiterino condotte in contrasto con la vigente normativa nazionale ed internazionale in materia di soccorso in mare, di immigrazione, nonché con le istruzioni di coordinamento delle competenti autorità”.

Secondo la direttiva, “gli interventi da parte di imbarcazioni private in determinate e circoscritte aree di mare, che si risolvono nel preventivato ed intenzionale trasporto dei migranti verso le coste europee” incentivano “gli attraversamenti via mare di cittadini stranieri non in regola con il permesso del soggiorno” e ne favoriscono “obiettivamente l’ingresso illegale sul territorio nazionale”. Inoltre, questa attività “accresce il pericolo di situazioni di rischio per la vita umana in mare e determina la violazione delle norme nazionali ed europee in materia di sorveglianza delle frontiere marittime e di contrasto all’immigrazione illegale”.

A ciò si aggiungano, si legge sempre nella direttiva, “i rischi di ingresso sul territorio nazionale di soggetti coinvolti in attività terroristiche o comunque pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Nella direttiva firmata da Salvini si intima dunque alla Mare Jonio di attenersi “alle vigenti normative nazionali ed internazionali in materia di coordinamento delle attività di soccorso in mare e di idoneità tecnica dei mezzi impiegati per la citata attività”, e di rispettare “le prerogative di coordinamento delle Autorità straniere legittimamente titolate ai sensi della vigente normativa internazionale al coordinamento delle operazioni di soccorso in mare elle proprie acque di responsabilità dichiarate e non contestate dai paesi costieri limitrofi”. 

La direttiva anti-sbarchi firmata da Salvini appositamente per fermare la Nave Jonio, secondo Mediterranea saving humans, la ong che ha messo in mare la nave, sarebbe “solo slogan di propaganda” ed un “elenco di bugie“. “La direttiva – rileva Mediterranea – appare scritta come se il Governo vivesse in un mondo parallelo. Nessun accenno alla guerra che infiamma la Libia e ai corrispettivi obblighi internazionali né alle migliaia e migliaia di persone torturate negli ultimi anni in quel Paese né a quelle annegate nel Mediterraneo centrale (in proporzione in numero sempre crescente, 2.100 nel solo 2018)”.

Il documento, prosegue, “dice che la nostra presenza in mare sarebbe un incentivo per chi lascia la Libia: bisognerebbe appunto ricordare al Viminale che in Libia c’è una guerra. Dice anche che rischiamo di favorire l’ingresso di pericolosi terroristi. Auspichiamo che, una volta sbarcate nel porto più sicuro le persone eventualmente soccorse, questo governo sia in grado di effettuare tutte le indagini necessarie a garantire la sicurezza pubblica, ricordando però che i terroristi solitamente non viaggiano su barche che in un caso su tre affondano, ma che hanno ben altri mezzi per spostarsi”.

Nella nuova missione, rileva ancora la ong, “ci atterremo, esattamente come chiede la direttiva, alle vigenti norme nazionali e internazionali, cosa che implica l’impossibilità di fare alcun riferimento alla Libia, certi che anche l’illegittimità della sua zona Sar sarà presto definitivamente riconosciuta. Diffidiamo altresì chiunque, e nella fattispecie il ministro dell’Interno italiano, dal mettere in atto comportamenti che violino le leggi nazionali ed internazionali in materia di rispetto dei diritti umani e di obbligo di salvataggio in mare”.

Direttiva Salvini contro Nave Jonio, per la Difesa è una “grave ingerenza”

La circolare, come si legge nella stessa nota diramata dal Viminale, sarebbe stata inviata non solo ai vertici delle forze dell’ordine, su cui il vicepremier ha una diretta competenza, ma anche ai vertici militari di competenza del ministero della Difesa. Episodio che avrebbe suscitato l’ira dello Stato Maggiore. Un atto, dunque, considerato ostile e che in queste ore in via XX Settembre rappresentano come “una vera e propria ingerenza senza precedenti nella recente storia della Repubblica”.

“Quel che è accaduto è gravissimo”, aggiungono le stesse fonti, perché “viola ogni principio, ogni protocollo” e costituisce “una forma di pressione impropria” nei confronti del Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli. “Non è che un ministro – proseguono – può alzarsi e ordinare qualcosa a un uomo dello Stato. Queste cose accadono nei regimi, non in democrazia. Noi rispondiamo al ministro della Difesa e al Capo dello Stato, che è il capo Supremo delle Forze Armate”.

 ”Siamo tranquillissimi perché il Viminale è la massima autorità per la sicurezza interna. Quindi la direttiva sui porti è doverosa, oltre che legittima, a fronte di un pericolo imminente” replica Salvini. Fonti del Viminale sottolineano che all’articolo 12 del testo unico sull’immigrazione è previsto che le navi della Marina Militare ”possono essere utilizzate” per ”concorrere alle attività di polizia in mare”. La stessa legge sull’immigrazione, all’articolo 11, attribuisce al ministro dell’Interno la responsabilità di emanare ”le misure necessarie per il coordinamento unificato dei controlli sulla frontiera marittima e terrestre italiana”. Anche per questi motivi la Marina Militare è una delle istituzioni beneficiarie delle rilevanti risorse finanziarie di derivazione europea e che il Viminale gestisce per la tutela delle frontiere marittime.

E alla responsabile della Difesa Elisabetta Trenta, che a proposito della linea di Salvini sui porti chiusi era stata la più dura, dicendo con intento polemico “non ho tempo di vaneggiare come fa qualcun altro”, Salvini le risponde: “La Trenta mi accusa di ingerenza sui porti? Mio compito è difendere i confini, combattere terroristi e scafisti”

Salvini, entrando in mattinata alla Camera per un incontro con i parlamentari leghisti per far il punto sulle attività di Camera e Senato, ai cronisti che gli chiedono se i porti siano chiusi o aperti, risponde: “Io ho il diritto-dovere di decidere in quale porto sbarca tizio o caio: finché sarò io a decidere non c’è nessun porto disponibile per far sbarcare tizio o caio”.

Fonte: AdnKronos, Ansa