Marino, 26 dimissioni: è finita. “Renzi il pugnalatore”

di Danilo Meconio
Pubblicato il 30 Ottobre 2015 - 16:32 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – Ignazio Marino decade da sindaco, prende il microfono e in conferenza stampa indica Matteo Renzi come il suo pugnalatore.  La sua esperienza da sindaco  finisce  poco prima delle 16 di oggi 30 ottobre. È il momento in cui l’agenzia Ansa batte il flash che annuncia: raggiunte le 25 firme di consiglieri dimissionari. Significa che con le firme  validate e protocollate, il consiglio comunale viene automaticamente sciolto e Ignazio Marino torna a fare il medico e il conferenziere. Alla fine di firme ne sono arrivate 26, una in più dello stretto indispensabile per chiudere la sua gestione.

E alla fine Marino, che oltre ogni buon senso e logica razionale aveva resistito, di fronte allo scioglimento è costretto a prendere atto della fine. Lo fa accusando quel Pd che a suo dire ha “preferito il notaio all’Aula” e che ha preso una decisione “fuori dalle sedi democratiche”. Non pensa e non dice che forse, le sue dimissioni annunciate e poi ritirate, un ruolo in tutto questo lo hanno avuto. La rabbia di Marino, nel momento della caduta, è tutta contro Matteo Renzi. Il pugnalatore o per dirla come lui “il mandante di tutto questo. 26 firme un unico mandante”. Il premier con cui, si sfoga il sindaco caduto, per un anno “non ho avuto nessun rapporto”. 

Marino anche nel momento della resa attacca:

“La crisi auspicavo si potesse chiudere in aula invece si è preferito di andare dal notaio, segno di una  politica che decide fuori dalle sedi democratiche riducendo gli eletti a persone che ratificano decisioni assunte altrove: ciò nega la democrazia”.

Ne ha anche per i consiglieri dimissionari, Marino:  “Mi è stato negato il confronto in aula e chiedo ancora perchè prendo atto che consiglieri si sono sottomessi e dimessi per evitare confronto pubblico”. L’ex sindaco vede una città (e forse è solo lui a vederla così) molto diversa da quella raccontata qualche giorno fa da Raffaele Cantone, una città virtuosa e con diritti allargati per tutti.  E, in modo un po’ surreale, alimentando la sua fama di “marziano a Roma”, Marino dice di non capire cosa gli si rimprovera: “Io non ho capito quali errori mi si rimproverano su un programma che il centrosinistra ha sostenuto. In Aula avrei ascoltato come si fa in democrazia”.

Cade così “il marziano”, l’ultimo giapponese. Ma soprattutto il sindaco che dopo l’ultimo grottesco balletto delle dimissioni presentate e poi ritirate è diventato persino per il Vaticano “il peggiore di sempre”. E no, non è una esagerazione giornalistica. Il Vaticano lo pensa davvero e lo fa scrivere nell’editoriale dell’Osservatore Romano:

“Al di là di ogni altra valutazione resta il danno, anche di immagine, arrecato a una città abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende”

Considerando che il Vaticano a Roma c’è da più di qualche secolo dire “raramente una roba così” fa capire quale sia il livello di irritazione raggiunto dai vertici della Santa Sede. Non è solo la questione dell’autoinvito del quasi ex sindaco a Philadelphia. È  soprattutto qualcosa che oltre Tevere sta a cuore molto di più: c’è un Giubileo da fare da qui a qualche mese. E con un Marino ultimo giapponese che resiste contro tutto e tutti la preoccupazione era comprensibile.

Nel primo pomeriggio di oggi è andata in scena la processione lenta e inesorabile dei consiglieri che rimettevano il mandato. Il tutto mentre il sindaco, con apparente noncuranza se ne andava prima a inaugurare un parco, poi all’auditorium per il nuovo cda. Una surreale ostinazione di un sindaco rimasto tale fino alla fine solo per se stesso e per un pugno di sostenitori che in Campidoglio ora gridano alla “morte della democrazia”.

Marino, però, non paga un complotto antidemocratico. Paga il suo essere un marziano, il suo essere sempre altrove mentre la partita si giocava a Roma. Non c’era mentre gli veniva commissariata de facto la città, non c’era mentre i Casamonica trasformavano il funerale di un loro familiare in una pacchiana celebrazione del loro potere in città, non c’era mentre esplodeva una specie di rivolta anti immigrati a Tor Sapienza. Si presentò dopo qualche giorno. Accolto male dai residenti, come tutti i politici che ebbero l’idea della passerella raccatta voti.

Ma Tor Sapienza non è stato niente in confronto a Philadelphia, dove poco più di un mese fa è andato per seguire un Papa che vive a pochi chilometri dal Campidoglio. E non a caso, sul web che niente e nessuno perdona, qualcuno gli suggerì di usare il 64 per andare dal Papa. L’autobus Atac che collega il Campidoglio con San Pietro.

E in serata, Renzi replica al sindaco e respinge l’accusa di essere il suo pugnalatore. Intervistato da Bruno Vespa, il premier dice che “Ignazio Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città, con la sua gente”.

“Al Pd interessa Roma – aggiunge Renzi – non le ambizioni di un singolo, anche se sindaco. Al Pd interessa Roma. E per questo faremo di tutto per fare del Giubileo con Roma ciò che è stato l’Expo per Milano. Questa pagina si è chiusa, ora basta polemiche, tutti al lavoro”.

Le immagini della conferenza stampa di Marino (foto LaPresse).