Lazio: presidente Abbruzzese, perché 18 segretari e 7 consulenti? “Mi servono tutti”

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 7 settembre 2012 11:49 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2012 11:49
Mario Abbruzzese, presidente del consiglio regionale del Lazio (LaPresse)

Mario Abbruzzese, presidente del consiglio regionale del Lazio (LaPresse)

ROMA – Cosa servono 18 segretari al presidente del consiglio regionale del Lazio? “Mi servono tutti. E non si limitano a dare assistenza a me ma si adoperano per assistere tutto il Lazio”, rivendica Mario Abbruzzese del Pdl, intervistato da Mauro Favale di Repubblica. Un uomo che è “assistito” da 18 segretari e 9 consulenti. “I consulenti fanno parte del regolamento di organizzazione che non ho certo approvato io”. Serve tutto, serve anche uno stipendio lordo di 251 mila euro all’anno, pari a 21 mila euro lordi al mese, poco meno dei 275 mila annui che prende un certo Barack Obama. Ma vuoi mettere il Lazio con gli Stati Uniti? No, non c’è paragone, il Lazio spreca molto di più.

Nel 2011 il consiglio regionale del Lazio è costato ai contribuenti 141.395.875 euro l’anno, due in più rispetto al 2010. Ogni cittadino del Lazio paga 24 euro per essere “assistito” dal suo consiglio regionale. Gli emiliani 9 euro, i pugliesi 10, i veneti 12, i campani 13,50, i toscani 14,50, i piemontesi 15,50.

Eppure il ciociaro Abbruzzese, nato a Cassino nel 1958, è orgoglioso della spending review che stanno facendo lui e la regione Lazio, governata da Renata Polverini. Sempre a Repubblica racconta:

“Ho eliminato del 30% le auto blu, risparmiando 250 mila euro. Poi non si fa più la rassegna stampa cartacea, che costava 100 mila euro l’anno. Pensi che qui si spendevano 150 mila euro per i telegrammi. E abbiamo tagliato pure quelli. Oltre alle missioni all’estero e ai monogruppi”. 

Peccato che di monogruppi – i partitini formati da un solo consigliere che hanno diritto a uno staff di sette persone e a un budget autonomo – ce ne sono ancora cinque e costano da soli quasi 19 milioni di euro all’anno, dei quali 8.900.000 alla voce “costo attività gruppi consiliari” dietro la quale si nasconde un buco nero di sprechi. Il rendiconto delle spese è infatti autocertificato e nessuno va a controllarlo.