Vaccini, Draghi alle Regioni: “Vaccinare prima under 60, con che coscienza si saltano liste? Riaperture, non ho una data”

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 Aprile 2021 21:06 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2021 21:06
Vaccini, Draghi alle Regioni: "Smettete di vaccinare under 60, con che coscienza si saltano le liste?"

Vaccini, Draghi alle Regioni: “Smettete di vaccinare under 60, con che coscienza si saltano le liste?”

“Con che coscienza si saltano le liste?”. Così il premier Mario Draghi ribadisce che la priorità del piano vaccinale in questo momento è per gli anziani e i più fragili. Con quale coscienza, si domanda, i più giovani saltano le file “sapendo di lasciare esposti a rischio concreto di morte persone over 75 o persone fragili?”.

In conferenza stampa a Palazzo Chigi, il premier ha quindi bacchettato le Regioni: “Uno può banalizzare e dire: smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni, i giovani o ragazzi, psicologi di 35 anni. Queste platee di operatori sanitari che si allargano.

Aggiornamento ore 21.06

Mario Draghi, cosa ha detto su AstraZeneca

“Bisogna seguire le linee guida espresse dal Ministero della Salute e dal Cts. La raccomandazione – ripete – è quella di utilizzare AstraZeneca per gli over60”.

“Ma facciamo attenzione – precisa – il rischio di decesso per Covid 19 è per gli over 75 anni. La priorità è vaccinare prima questa fascia di età: con che coscienza un giovane salta la fila?”. 

Il premier poi specifica che “la disponibilità dei vaccini non è calata, anzi sta risalendo. Oggi sono state somministrate 239 mila dosi”, spiega Draghi che si dice fiducioso sugli obiettivi prefissati dal Governo.

Anzi, “non ho dubbi che saranno raggiunti. La disponibilità dei vaccini c’è e permette di vaccinare entro aprile tutti gli over80. Il lavoro procede, il commissario all’emergenza sta facendo bene con le Regioni”, ha chiarito Draghi.

Mario Draghi, cosa ha detto sulle riaperture

Sulle riaperture, però, Mario Draghi non ha una data. “Dipende da contagi e vaccinazioni. Se riduciamo il rischio di morte nelle classi più esposte si riapre tutto con molta più tranquillità. Ho visto Salvini, Bersani e i presidenti di regioni e province. Tutti chiedono le riaperture, è normale. Sono assolutamente consapevole della situazione, uno deve condannare totalmente la violenza ma capisco tutto lo smarrimento e l’alienazione che si ha in questa situazione”.

“Voglio vedere le prossime settimane per parlare di riaperture. Le prossime settimane devono essere di riaperture, ma riaperture in sicurezza. Tanto più celermente procedono le vaccinazioni di categorie a rischio, tanto più celermente potremo riaprire”, aggiunge.

Il ministro del Turismo “Garavaglia dice giugno, magari anche prima. Non diamo per abbandonata la stagione turistica, tutt’altro”. Al ministro “ho chiesto un piano per la riaperture delle fiere e degli eventi. Ce ne sono tante in programma e dobbiamo essere pronti”, ha spiegato.

Draghi: “A Salvini ho detto che ho stima di Speranza”

“A Salvini ho detto che ho voluto io Speranza nel governo è che ne ho molta stima”. Così Draghi ha voluto mettere un punto alle tensioni nella maggioranza, dopo le dichiarazioni del leader della Lega contro il ministro.

“È venuto il momento di prendere decisioni” sulle fasce di età per le vaccinazioni. “Questo è al centro delle riaperture – ha spiegato – Se riduciamo il rischio di morte nelle classi più esposte al rischio è chiaro che si riapre con più tranquillità”.

Draghi: Erdogan è un dittatore

“Non condivido assolutamente Erdogan”, ha premesso il presidente del Consiglio a proposito del sofagate, ossia la mancata disposizione di una sedia di rappresentanza per Ursula von der Leyen, invitata dal presidente turco a sedersi su un divano ben distante dai due leader. 

“Credo che non sia stato un comportamento appropriato – è la condanna di Draghi – Mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dovuto subire”.

Per poi aggiungere: “Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono”, ha sottolineato Draghi, “di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio”.

Recovery Plan, regia a Palazzo Chigi e task force locali

Una regia “politica”, a Palazzo Chigi e con tutti i ministri interessati. Una struttura centralizzata di controllo, “l’unica forma di presenza del governo nel Pnrr”, e poi la responsabilità diretta di Comuni, Province e Regioni sui 200 miliardi di interventi del Recovery Plan. Con task force locali che entreranno in campo per aiutare gli enti a mettere a terra i progetti.

Questo è il Piano di ripresa e resilienza che l’Italia, assicura il premier Mario Draghi, presenterà entro il 30 aprile. Una occasione “unica”, “storica”, dice il presidente del Consiglio a sindaci e governatori, per “cambiare tutto” e tornare “credibili” sulla capacità di realizzare gli investimenti e non sprecare le risorse.

Bisogna “spendere e spendere bene” incalza il premier, illustrando le prime mosse del piano, dall’alta velocità al Sud agli asili nido, a un piano Marshall per gli aiuti alle fasce più povere – dalle case popolari al recupero delle strutture sportive, all’accelerazione da imprimere alla ricostruzione post-sisma fino al rilancio del turismo anche grazie alla spinta di “servizi digitali”.