Il cotechino della signora Monti che fa indignare la Lega

Pubblicato il 5 Gennaio 2012 9:13 | Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio 2012 9:18

ROMA – La Lega di lotta, quella del ritorno alle origini inaugurata con Monti, ha trovato il campo per una nuova e avvincente battaglia. Gli “indignati del cotechino” si sono impuntati sulla festa di Capodanno a palazzo Chigi, organizzata dal premier nella residenza privata riservata al presidente del Consiglio. Una serata per 12 persone a base di cotechino e lenticchie preparati personalmente dalla signora Elsa per una cena con figli e nipotini. Una festicciola familiare non registrata dalle cronache se il potente faro dell’indignazione leghista non avesse aperto gli occhi alla nazione intera: quella cena è stata uno spreco di denaro pubblico. Ecco la “casta”, per giunta “magnona”, che si attovaglia, una volta raggiunto il potere, nelle stanze del privilegio. Per il senatore Roberto Calderoli la questione è tale da richiedere al presidente un’interrogazione a risposta scritta e, nel caso lo spreco fosse accertato, passibile di dimissioni.

Pare che l'”affaire cotechino” sia risultato un tantino indigesto al premier Monti che forse non si aspettava le ire leghiste. Passano le ore, verso le 20 di mercoledì il primo ministro diffonde quindi un comunicato che analizza la questione non senza un goccio di affilata ironia, come nello stile del nuovo inquilino di palazzo Chigi.

”Il presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio”, si legge nella nota. ”Il Presidente Monti – prosegue il comunicato – precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1 gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni”.

”Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio – si legge ancora – risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese. Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze”. ”Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie) – precisa la nota della presidenza – La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale”.

”Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente – conclude – Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poichè anche a suo parere sarebbe ‘inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici’. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di ‘una festa’ organizzata ‘utilizzando strutture e personale pubblici’. D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale”.

Calderoli non è soddisfatto però e replica minacciando “verifiche sull’eventuale presenza di cuochi e camerieri”. ”La nota conferma pienamente che c’è stata una festa privata, testimoniata dall’ampia partecipazione dei suoi parenti e congiunti e, indipendentemente dal lavoro che sarebbe stato svolto dalla signora Monti in cucina e nel servizio ai tavoli. Verificheremo che non ci fossero davvero dei cuochi o dei camerieri, chiediamo al presidente Monti se sia al corrente di quanto costa tenere aperto Palazzo Chigi, con tutto il personale conseguente, incluso quello relativo alla sicurezza – prosegue Calderoli – Mi spiace, ma la toppa è peggio del buco”.

”Confermo un comportamento rispetto al quale un Paese in difficoltà non può che aspettarsi le sue dimissioni e le sue scuse ai cittadini”. Continuando la lettura veniamo a conoscenza del fatto che, nella logica leghista, un cotechino a palazzo Chigi vale più di un bunga bunga a palazzo Grazioli: “Quanto alle accuse di alcuni esponenti del Pd che mi additano come moralista, chiedendomi cosa pensavo delle feste di Berlusconi rispondo che io non sono un moralista e che Berlusconi le sue feste le faceva a Palazzo Grazioli o ad Arcore – conclude – ovvero nelle sue residenze private, e che le sue feste le ha sempre pagate di persona e quindi devo ritenere che Berlusconi dia ‘lezioni di morale’ anche al presidente Monti …”.