Maroni: “Berlusconi ha rischiato di essere ucciso. Oscurare siti pro-Tartaglia”

Pubblicato il 14 dicembre 2009 14:35 | Ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2009 19:41

berlusconiferito-large«Ieri Silvio Berlusconi ha rischiato di essere ferito gravemente, di essere ucciso». Le parole sono del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che promette – e non è il solo – che l’aggressione al premier in piazza Duomo non resterà impunita. Dal governo arriva l’annuncio dell’apertura di una vera e propria caccia a forum e siti web che esaltano il gesto folle di Massimo Tartaglia.

Il Viminale nega qualsiasi falla nel sistema di sicurezza che avrebbe dovuto proteggere il presidente del Consiglio: «La gestione dell’ordine pubblico è stata fatta secondo regole. Non ho rivolto nessun rilevo o nessuna censura ai responsabili dell’ordine pubblico, anzi sono stati svolti controlli accurati, che hanno anche consentito di evitare manifestazioni organizzate e azioni dei contestatori sotto il palco. Sull’aggressione domani riferirò alla Camera», ha detto Maroni al vertice interforce in Prefettura a Milano, per chiudere la querelle con alcuni vicinissimi di Berlusconi che “a caldo” avevano lamentato le scelte di gestione delle forze dell’ordine schierate per il comizio.

Andrea Ronchi, ministro del Pdl per le politiche comunitarie, preme per l’oscuramento dei siti e delle pagine di Facebook  «in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi. È scandaloso e moralmente inaccettabile – ha detto – ciò che stiamo leggendo in queste ore: si tratta di espressioni vergognose. È ora di dire basta ai seminatori d’odio e a chi vuole instaurare in Italia un clima da guerra civile».

Quella che è stata definita una «campagna d’odio» contro il premier per i vertici deve essere fermata: il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ha già messo in moto gli esperti della polizia postale che passeranno al vaglio tutti i siti pro-Tartaglia, compreso il sito no global Indymedia.

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«Con tutti i limiti che un intervento di questo tipo comporta, sia tecnici, sia di normativa, cercheranno di capire e di individuare chi ha lanciato messaggi di minaccia o di odio. Ci proviamo – ha aggiunto Mantovano – già altre volte si sono avuti risultati. Lo sforzo sicuramente ci sarà».

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo su due gruppi di discussione di Facebook che inneggiano all’uomo che ha aggredito il presidente del Consiglio a Milano. Il primo gruppo si chiama “Dieci, cento, mille Massimo Tartaglia”, l’altro inneggia genericamente all’uomo che ha ferito il premier e reca la scritta “Berlusconi a morte”. Il reato ipotizzato è di istigazione a delinquere.

E c’è anche chi cerca un responsabile, almeno morale, tra i magistrati:  il consigliere del Csm Anedda (Pdl)  ha puntato il dito sui magistrati «non estranei al clima d’odio», citando gli interventi pubblici di Armando Spataro e Antonio Ingroia: «Io – ha detto Anedda – non voglio pensare che le loro frasi siano state incitazioni, ma talvolta hanno oggettivamente portato alla violenza. Parole come le sue (di Ingroia) hanno contribuito e potranno contribuire a fomentare la violenza».

Il delirio di commenti, esaltazioni e rammarico in rete si è trasformato in un vero e proprio calderone incontrollato, tanto che c’è chi segnala che è stato persino cambiato il nome di un gruppo creato per raccogliere fondi sull’Abruzzo con “sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia”. A sottolinearlo è una lettrice di Repubblica che invita a riflettere: «Mi sembra oltre che deplorevole, un gesto veramente vergognoso, dato che quel gruppo conta quasi 500.000 iscritti. Sto cercando di reportare un abuso sugli amministratori».

E nel condannare ancora una volta il gesto di un folle e le reazioni, il sindaco di Milano ha lanciato un allarme per l’Italia: «L’episodio di piazza Duomo, ha aggiunto, «è un’occasione per capire che il paese ha bisogno di serenità di normalità».