Carlo Masseroli, un assessore, un mito: “Nulla da temere”. Solo l’inferno sotto il paradiso

Pubblicato il 11 Novembre 2010 16:35 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2010 16:35

Carlo Masseroli, un uomo, un mito. Di mestiere fa l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano. U mese fa aveva pubblicamente presentato il progetto “paradiso”: 300mila metri quadrati di case nuove, centro anziani, asilo, megaparco, strutture sanitarie…Zona Bisceglie periferia di Milano questo l’indirizzo del “paradiso” da costruire in letizia e abbondanza. Un mese dopo si scopre che sotto quel “paradiso” c’è un milione e ottocentomila metri cubi di rifiuti tossici: diossina, amianto, solventi, arsenico, cloruri…

Scoperta improvvisa, il diavolo ci ha messo la coda di notte, l’assessore e nessun altro poteva sapere? Non proprio: che lì sotto ci fosse l’inferno era noto. Infatti i proprietari dell’area si erano impegnati a bonificare. E quindi Antica Acqua Pia Marcia Spa di Francesco Bellavita Caltagirone e la Torre Parco di Bisceglie di Borio Mangiarotti avevano iniziato i lavori. Anzi li avevano completati i lavori, con una piccola variazione, invece che lavori di “bonifica” erano diventati lavori di “messa in sicurezza”. Traduzione: invece di portar via i rifiuti tossici avevano steso dei pannelli, membrane di pvc, tra l’inferno sotto e il paradiso da costruire sopra. La differenza tra “bonifica” e “messa in sicurezza”? Bonificare costava 700 euro a metro quadro mentre il valore di mercato di quell’area era di 120 a metro quadro. Quindi per guadagnarci bisognava restare sotto i 120 euro, un costo che le aziende dichiaravano “insostenibile”. E a chi lo dichiaravano “insostenibile”? Ma all’assessore Masseroli ovviamente che, prima che la magistratura sequestrasse tutto e gli togliesse dalle mani le chiavi del paradiso, diceva candido: “E’ il progetto di quell’area a rendere possibile la bonifica. Non c’è nulla da temere”. Un mito.

Ma non certo l’unico in Italia a trasmutare i veleni in soldoni. A Palermo strani ma non tanto strani boicottaggi fermano le macchine trituratrici dell’immondizia nella discarica di Bellolampo. Succede, che strano, dopo che l’Amia, la locale azienda dei rifiuti, ha noleggiato macchinari da una ditta altra da quella che aveva l’appalto precedente. E a Napoli, quando si è saputo che arrivava un’altra ditta a raccogliere rifiuti, le maestranze di quella di prima si sono fatte una bella gita al deposito dei camion per la raccolta. Gita con falò dei camion. Città che vai, monnezze che trovi.