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Massimo Cialente: dalla sezione Pci alle dimissioni da sindaco di L’Aquila

Massimo Cialente: dalla sezione Pci alle dimissioni da sindaco di L'Aquila

Massimo Cialente: dalla sezione Pci alle dimissioni da sindaco di L’Aquila

L’AQUILA – Massimo Cialente: dalla sezione Pci alle dimissioni da sindaco di L’Aquila. Con le dimissioni di sabato 11 gennaio, si conclude la parabola politica di Massimo Cialente, medico, una vita spesa nel Pci in cui entrò nel 1970, in cui si è fatto un nome, da presidente di sezione fino alla direzione generale e al seggio in Parlamento del 2001. Candidato sindaco nel 2007 vince agevolmente, ottiene il bis nel 2012: ma è il devastante terremoto del 2009 a cambiare tutto, morte e distruzione ma anche un inaspettato e formidabile fiume di denaro per la ricostruzione che fa esultare il suo assessore comunale Ermanno Lisi con frasi tipo “che culo”.

Corruzione, tangenti, mazzette, questo il sistema L’Aquila per una ricostruzione che non fa onore alla città, ma che nei giorni convulsi del dopo terremoto lancia letteralmente il sindaco Cialente tra i grandi del mondo, da Berlusconi a Obama, cui stringe la mano. Retrospettivamente, la sua vicenda (dal giovanile entusiasmo con cui distribuiva copie dell’Unità fino alla guida forse inconsapevole di un comitato d’affari mascherato da Giunta comunale) assomiglia a quelle storie esemplari che istruiscono su cosa un uomo dabbene non debba fare per conservare purezza d’intenti e correttezza istituzionale: non buttarsi in politica, giammai.

Quando la popolazione aquilana sembra ancora disposta a credere ai suoi politici sulla gestione delle risorse, Cialente va perfino a manifestare a Roma prendendosi pure qualche manganellata. Ma il sistema salta, con le inchieste dei giornali, con le indagini dei magistrati, con il Governo che alla fine decide di chiudere i rubinetti (il ministro Trigilia, d’accordo con il premier Letta, ha ridimensionato i fondi da 3 miliardi a 500 milioni). Le responsabilità di Cialente (non è indagato, ma qualche intercettazione mette severamente in dubbio che fosse all’oscuro delle macchinazioni all’ombra della sua Giunta) riguardano l’incapacità di costruire e guidare una classe dirigente politica all’altezza della situazione. Antonio Massari su Il Fatto Quotidiano riferisce delle bucce di banana più scivolose per il sindaco, a partire dall’assegnazione dei lavori in Via Vicentini sui quali Lisi fa il bello e cattivo tempo.

Il sindaco scivola su via Vicentini. Ed è una scivolata politicamente decisiva: Massimo Cialente – almeno nel caso in questione – non può sostenere d’ignorare come funzionasse il suo ufficio. Sapeva con quali modi operava un uomo chiave del Comune aquilano, Carlo Bolino, responsabile dell’ufficio Viabilità. Bolino aveva assegnato il rifacimento di via Vicentini – in totale autonomia, scavalcando i dirigenti e soprattutto senza indire una gara d’appalto – all’impresa “Palmerini”. Parliamo di un appalto da 40mila euro affidato a un imprenditore quasi di famiglia, poiché il geometra, come annota la squadra mobile de L’Aquila, è stato sposato con Federica Palmerini, figlia di Corradino, imprenditore nel settore lavori stradali, nonché fratello di altri imprenditori aquilani, che operano nello stesso ramo. Di questo affidamento, Cialente, sapeva benissimo: gli agenti della squadra mobile intercettano, Ermanno Lisi, in quel momento assessore, che ne parla in diretta con il sindaco. (Antonio Massari, Il Fatto Quotidiano)

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