Massimo Ciancimino ha un tesoro da “almeno 300 milioni”: investimenti nel ciclo dei rifiuti in Romania

Pubblicato il 30 Aprile 2011 12:13 | Ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2011 12:13

Massimo Ciancimino

PALERMO  – “Il tema della Romania non è  nuovo perché è stato largamente esplorato nel primo procedimento a carico di Ciancimino. Sono stati fatti già accertamenti e una rogatoria internazionale, e sono stati individuati determinati contesti societari di estremo interesse”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, rispondendo ai giornalisti sulle notizie di stampa circa una pista romena che porterebbe al tesoro di Ciancimino. Il capo della Procura ha poi detto che un nuovo interrogatorio di Massimo Ciancimino “è nei programmi”.

La vicenda del tesoro di Ciancimino la ricostruisce un articolo del Corriere della Sera: si tratterebbe del “mistero del tesoro di suo padre – ‘don Vito’, l’ex sindaco mafioso di Palermo – che lo Stato sta ancora cercando di individuare e recuperare. Una vicenda,  -scrive il quotidiano di Milano – che l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata definisce ‘di particolare complessità'”.

“Nella relazione sull’attività svolta nel 2010, – continua il Corriere – redatta dal prefetto Mario Morcone prima di mettersi in aspettativa da direttore dell’Agenzia per candidarsi a sindaco di Napoli, un paragrafo è dedicato proprio al ‘di Massimo Ciancimino’, condannato in appello a tre anni e quattro mesi di carcere per riciclaggio. Finora è stata individuata una piccola parte del tesoro se, come è scritto nella relazione, ‘la vicenda giudiziaria, che si sviluppa secondo le indicazioni del presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, riguarda valori che oscillano tra i 300 e i 500 milioni di euro’, distribuiti in ‘investimenti finanziari e beni intestati e persone fisiche e di compendi aziendali'”.

“Una cifra rilevantissima nascosta, secondo l’Agenzia, riporta il Corriere, dentro i confini nazionali ma soprattutto all’estero, in Romania.  ‘Una parte di quote societarie e di beni – si legge nel rapporto – è stata individuata in Italia, mentre l’asset di maggior valore economico, attraverso la Sirco Spa, società holding oggi svuotata, e l’Agenda 21 s.a., società di diritto romeno, risulterebbe controllare un enorme volume di affari che investe il ciclo dei rifiuti: dalle discariche presenti in Romania (ivi compresa una considerata tra le più grandi d’Europa, 150 ettari di estensione per 40 metri di profondità), alle società di selezione e trasformazione, a quello di smaltimento di fanghi tossici'”.