Massimo D’Alema: “Matteo Renzi è forte, attrae consenso”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Giugno 2013 20:36 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2013 20:37
Massimo D'Alema: "Matteo Renzi è forte, attrae consenso"

Massimo D’Alema: “Matteo Renzi è forte, attrae consenso”

ROMA – Secondo Massimo D’Alema il Pd ha bisogno di un leader forte. E Matteo Renzi ha “una personalità fortissima”. L’ex premier si schiera, pubblicamente, a favore del sindaco di Firenze in un’intervista a Lilli Gruber per Otto e Mezzo. Ecco cosa scrive il Corriere della Sera:

«È una personalità fortissima, ha una grande forza di attrazione del consenso, ma se fossi nei suoi panni doserei meglio le mie forze, non starei tutti i giorni sui giornali…». Consiglio numero due: dotarsi di un profilo internazionale. Numero tre: approfondire i grandi temi della vita del Paese. «Ora Renzi è uno straordinario comunicatore, ma se fa crescere la sua statura potrebbe essere la guida del Paese e avremmo risolto il problema della leadership». Parole che, c’è da giurarci, i democratici analizzeranno con la lente d’ingrandimento, per capire se davvero si tratti di un «endorsement» o di un «trappolone». Il cuore del ragionamento dalemiano è che il Pd ha bisogno di un leader forte, ma anche di un gruppo dirigente autorevole e riconoscibile: «Io e Veltroni siamo stati sostanzialmente cacciati, ma non mi pare che la situazione sia migliorata in modo travolgente». Ruggini e vecchi rancori che rischiano di riaffiorare in vista del Congresso.

Il Pd, appunto, scalda i motori in vista del Congresso d’autunno:

La battaglia delle regole sarà cruciale. Epifani ha convocato per lunedì la commissione congresso ed è già braccio di ferro su chi dovrà guidarla. Al Nazareno ritengono che il candidato naturale sia Nico Stumpo, l’ex responsabile dell’Organizzazione al quale Renzi non vuole affidare le regole del gioco perché «è un po’ come mettere Dracula in un centro Avis». E così i renziani, in asse con i dalemiani, provano a stopparlo proponendo che a presiedere il tavolo sia Roberto Gualtieri, eurodeputato autorevole molto vicino all’ex premier. «Qui non c’è nessuno che vuol fregare nessuno — assicura il bersaniano Davide Zoggia —. Siamo tutti della stessa squadra, regole e tempi del Congresso andranno bene a tutti». Eppure i renziani non sono tranquilli e scaldano i motori. Il 22 e 23 giugno si riuniranno a Torino per un workshop autofinanziato con i parlamentari più vicini al sindaco (Bonafè, Boschi, Giachetti…). Gli avversari di Renzi, che a Roma ha visto il ministro Delrio, la leggono come una riunione di corrente e si preparano a contrastarlo. Prima mossa: separare da Statuto la figura del segretario da quella del candidato a Palazzo Chigi. Se Renzi è contrario, per Fioroni le due candidature «devono essere distinte». E Bersani è ancora più netto: «Combatterò strenuamente per evitare che il Pd scivoli su un modello personalistico. Non si può scimmiottare chi fa il pifferaio e parla solo in base ai sondaggi».