Mattarella Presidente, caos centrodestra. Fi si spacca, Alfano perde pezzi

di Emiliano Condò
Pubblicato il 31 Gennaio 2015 13:53 | Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio 2015 13:58
Mattarella Presidente, caos centrodestra. Fi si spacca, Alfano perde pezzi

Mattarella Presidente, caos centrodestra. Fi si spacca, Alfano perde pezzi

ROMA – Sergio Mattarella presidente. Risultato che arriva secondo le attese. Ma a colpire sono i numeri, numeri che aggravano la crisi acuta del centrodestra. Non solo di Forza Italia, del centrodestra tutto. Perché se i 665 voti per il nuovo presidente  arrivano anche grazie al tardivo ri-ripensamento di Angelino Alfano c’è il dato di un partito che per rimanere aggrappato al governo, contando da oggi se possibile ancora meno di ieri, perde pezzi importanti. E perde quel residuo di credibilità che aveva presso Forza Italia. Il partito di Berlusconi, però, ha ben altri problemi.

Bastano i numeri per capire il caos del centrodestra. Alla quarta votazione le schede bianche sono state 105. I grandi elettori di Forza Italia erano 142. Matematica nuda e cruda dice che 37 non hanno obbedito alla linea del partito. Conti di questi giorni dicono che i grandi elettori “fittiani” erano 38. Conti tornano anche se la realtà non è mai così semplice: non si può non tenere conto di minime oscillazioni di voti nei vari partiti.

Sta di fatto che Berlusconi, oggi, ha ufficialmente perso il controllo di un terzo di quel che resta del suo partito. Quello che negli ultimi anni aveva già perso Alfano, Meloni ecc… Quello che valeva il 30% alcuni anni fa e che oggi i sondaggi danno, grasso che cola, al 14, superato o quasi anche dalla Lega Nord.

Soprattutto Forza Italia sembra… il Pd. Un partito dove tutti parlano e ognuno dice la sua. Che di solito è una sua “cattiva” contro qualcuno dello stesso partito. Il simbolo di tutto questo è quel voto, uno di numero, a Denis Verdini, ovvero lo stratega della strategia che oggi si è rivelata fallimentare. Non a caso, quando Boldrini ha letto “Verdini” in Aula c’è stato un brusio superato solo dalla lettura del nome di Roby Facchinetti.

E poi c’è Alfano. Collezionista di brutte figure più di Berlusconi. Si è accordato con lui. Poi quando ha visto la malaparata si è precipitosamente affannato a dare il suo sì a Mattarella. Dice più di qualcuno perché “minacciato” da Renzi. Tutto ovviamente smentito dai diretti interessati. Sta di fatto che un ministro dell’Interno che non votava il presidente della Repubblica del suo governo (un presidente moderato, certamente non un “comunista”) sarebbe sembrato anomalo.

Ma la strategia, parola forse eccessiva, di Alfano ha fatto danni. Si è dimesso il capogruppo Maurizio Sacconi. Ma sono altri cinque, come scrive Repubblica, in disaccordo. Tutti vicini a lasciare il loro incarico per protesta:  Barbara Saltamartini (che si dimetterà da portavoce di Ncd), Gabriele Albertini, Antonio Azzolini, Carlo Giovanardi e il viceministro Enrico Costa. Anche Nunzia De Girolamo, presidente dei deputati di Ncd, minaccia le dimissioni.