Mattarella, tutti gli uomini del Presidente. Astori portavoce, Pajno segretario

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 febbraio 2015 13:25 | Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2015 13:27
Mattarella, tutti gli uomini del Presidente. Astori portavoce, Pajno segretario

La passeggiata domenicale di Mattarella presidente. Alla sua sinistra Gianfranco Astori, probabile futuro portavoce del Presidente

ROMA – Chi saranno i “mattarelli”, cioè gli uomini che accompagneranno il neo eletto Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo settennato al Colle? La nomina dello staff è senza dubbio la prima delle incombenze a cui sarà chiamato il Capo dello Stato. In pole position, secondo i principali organi di stampa, ci sono i fedelissimi della sinistra Dc, da cui lo stesso Mattarella proviene, anche se non è escluso che all’inizio possa appoggiarsi agli uomini di Napolitano, 12 fedelissimi collaboratori di ormai collaudata fiducia.

Per la carica di portavoce il favorito è Gianfranco Astori, deputato democristiano per tre legislature, sottosegretario ai Beni culturali nei governi De Mita, Goria e Andreotti, già consigliere di Mattarella al ministero della Difesa, nonché ex direttore dell’agenzia di stampa cattolica Asca. Già è apparso in tutte le foto della domenica, mentre passeggiava al fianco del presidente. Gli altri nomi in lizza sia per le funzioni di portavoce che come capo della segreteria particolare sono: Giovanni Grasso, giornalista (ex Avvenire) e saggista autore della biografia di Piersanti Mattarella, il fratello del Presidente assassinato dalla mafia; Nino Rizzo Nervo, presidente della Scuola di giornalismo di Perugia ed ex direttore del Tg3 Rai.

Ma la nomina più importante resta quella del segretario generale, vero regista della macchina quirinalizia e punto di snodo dei rapporti con le altre istituzioni. Per la carica, attualmente occupata da Donato Marra, nominato nel 2006 da Napolitano, il più quotato è Alessandro Pajno, oggi presidente di sezione del Consiglio di Stato. Siciliano come Mattarella, anzi suo vicino di casa a Palermo, è stato il braccio destro di Prodi a Palazzo Chigi, di Ciampi al Tesoro e dello stesso Mattarella all’Istruzione. Felice Cavallaro sul Corriere della Sera gli dedica un ampio ritratto. Dal padre procuratore, Vincenzo, che indagò pure sul delitto di Piersanti, alle vacanze insieme di Mattarella e Pajno, descritti come amici fraterni.

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L’altro segretario papabile è Ugo Zampetti, fino allo scorso anno segretario generale della Camera, carica che ricopriva fin dalla presidenza di Luciano Violante. Scrive Franco Bechis sul quotidiano Libero che amici erano i genitori, amici sono Sergio e Ugo. Terzo nome, anche se svantaggiato per la giovane età, sarebbe quello di Giuseppe (Peppe) Busìa: classe 1969, attualmente segretario generale del Garante della Privacy, l’Authority guidata da Antonello Soro, altro democristiano del Pd. Busia era già tra i garanti delle primarie democratiche del 2007, quelle che incoronarono Walter Veltroni.

Ci sono poi i confermabili: i consiglieri giuridici Giancarlo Montedoro e Salvatore Sechi. Forse anche il generale Rolando Mosca Moschini che proprio Mattarella nominò capo di Stato Maggiore. A meno ché non venga scalzato dall’ammiraglio ed ex ministro del governo Monti, Gianpaolo Di Paola.

Potrebbero poi, secondo il Giornale, entrare nella squadra di Mattarella anche

Francesco Saverio Garofani, del Pd e collaboratore di Mattarella per la rinascita de Il Popolo, Piero Martino, siciliano e caporedattore del quotidiano Europa, e David Sassoli, giornalista prima de Il giorno e poi della Rai. Il presidente stima inoltre Federica Serra, portavoce del capogruppo Pd al senato, Luigi Zanda.

Mentre per il Fatto Quotidiano, a sperare in una chiamata, all’ufficio legislativo del Quirinale sarebbe Roberto Traversa, funzionario del gruppo Pd alla Camera, che lavorò con Mattarella quando era capogruppo del Ppi. C’è infine una folta schiera di parlamentari, aspiranti “mattarelli”

Alla Camera, per dire, c’è Francesco Saverio Garofani, 52enne franceschiniano, che fu il giovane direttore designato da Gerardo Bianco e Sergio Mattarella (all’epoca capi del Ppi) per rifondare il quotidiano dc Il Popolo dopo averlo sottratto a Rocco Buttiglione, che col Cdu aveva scelto di sostenere Silvio Berlusconi. Tutta la corrente che fa capo al ministro dei Beni culturali, comunque, si sente legittimata a sperare: fuori dal Parlamento, per dire, c’è Roberto Di Giovan Paolo, che come il capobastone bazzica la sinistra dc dalla metà degli anni Ottanta, da quando cioè Ciriaco De Mita s’inventò la “quinta generazione” democristiana […] come pure legittimamente la generazione di cronisti allevati dal capo dello Stato al Popolo (anche lui fu direttore). Un nome su tutti: Tiziana Ragni, che lavora a palazzo Chigi nell’ufficio comunicazione.

Su tutti un solo nome è certo: quello di Leandra Tobini, la fedelissima segretaria di Mattarella, già di stanza alla Corte Costituzionale.