Matteo Renzi a Pd: “Opposizioni tornino in Aula ma no mercimonio di emendamenti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2015 21:20 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2015 21:20
Matteo Renzi a Pd: "Opposizioni tornino in Aula ma no mercimonio di emendamenti"

Matteo Renzi alla direzione Pd

ROMA – L’ultimo appello alle opposizioni affinché tornino in Parlameno dopo il plateale abbandono dell’aula durante il voto sulle riforme, Matteo Renzi lo lancia dalla direzione Pd. Ma il premier-segretario è in realtà disposto a concedere poco: “Il dialogo resta aperto fino all’ultimo – chiarisce – ma non con un mercimonio di emendamenti perché non è il mercante in fiera“.

Tra emergenza Libia, braccio di ferro sempre più duro tra Ue e Grecia e prossime misure per rilanciare la crescita, Renzi non sembra concedere molto per recuperare il patto del Nazareno o riannodare i fili con Sel dopo l’intesa sul Quirinale. “Non accettiamo che un’arma di veto, l’ostruzionismo, possa fermare il nostro lavoro: in questa legislatura il si e no non lo danno le opposizioni”, chiarisce il leader dem ribadendo tanto alla minoranza interna quando a quella in Parlamento che tocca al governo “guidare la macchina”.

Un prendere o lasciare nei toni che, però, nasconde un lavoro di diplomazia dei pontieri per evitare che anche nel voto finale sulla riforma costituzionale l’opposizione si sfili. E con essa l’ala dura della minoranza che giudica inaccettabile l’approvazione a maggioranza del cambio della Costituzione. D’altra parte, secondo l’analisi del premier, non tutto dipende dalla buona volontà del Pd. Nei partiti di opposizione è in corso una resa dei conti e in particolare “dentro Fi c’è un derby tra chi, come Brunetta, vuole andare a votare nel 2015 e mandare a monte le riforme e chi vuole portare a termine il lavoro cominciato con noi”.

In ogni caso, chiarisce per l’ennesima volta Renzi, “noi arriviamo al 2018 con o senza di loro: il diritto di veto non ce l’ha nessuno”. Non sarà il presidente del consiglio a dedicarsi al tentativo di “pacificazione” del Parlamento.

Il premier ha un nuovo lungo elenco di riforme da sfornare nei prossimi consigli dei ministri: venerdì prossimo non ci sarà la delega fiscale ma ci sarà la “parte più a sinistra” del jobs act, con la cancellazione dei contratti di collaborazione, il decreto sulla maternità e un provvedimento per avviare alcune liberalizzazioni.

Sempre per febbraio Renzi annuncia l’attesa riforma della scuola, a marzo la riforma della Rai “non più rinviabile” e rilancia sulle unioni civili e il diritto di cittadinanza. Non senza paura di enfasi, il premier è convinto che ci siano tutte le condizioni “per essere in pole position per correre il gran premio della ripresa”. Fiducia che non abbandona il premier neanche nel delicatissimo negoziato tra Ue e Grecia nel quale candida l’Italia ad un ruolo di “cerniera”. “Capisco l’assunto da cui parte Tsipras, serve intelligenza in Ue perché si rispettino le regole ma si usi flessibilità”, è la posizione di mediazione del premier che però rivendica che l’Italia a differenza della Grecia “non ha contrattato condizioni diverse”.