Matteo Renzi e la rivoluzione della tasse: manovra da 45 miliardi che le farà aumentare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 luglio 2015 8:14 | Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2015 10:53
Matteo Renzi (foto Ansa)

Matteo Renzi (foto Ansa)

ROMA – Pochi credono a Matteo Renzi in quella che qualcuno ha trattato come il patto della nuova alleanza fra dio e gli uomini, scrivendo:

“Lo hanno già ribattezzato “il contratto dell’Expo” il discorso con il quale il presidente del consiglio Matteo Renzi sabato 18 luglio ha promesso l’abolizione della tassa sulla prima casa nel 2016, l’abbattimento di Ires e Irap nel 2017 un taglio consistente dell’Irpef nel 2018. Una promessa di mega riduzione delle tasse come fu, scrive Roberto Petrini di Repubblica, per Silvio Berlusconi che nel 2001 a Porta a porta annunciò le famose due aliquote Irpef da 23% sotto i 100 mila euro e da 33 sopra”.

Pochi credono a Renzi, che oggi promette, domani non si sa se manterrà e dopo domani cambierà idea e cambierà tutto. Renzi ha perfezionato lo spirito di rapina sviluppato sotto il predecessore Enrico Letta. I diritti dei cittadini non contano, conta quello che importa alla burocrazia cui i politici mettono il fiocco della bugia.

La vicenda delle pensioni è la cantina di tornasole. Letta e prima di lui Berlusconi e Tremonti e poi Mario Monti avevano imposto un blocco delle pensioni che è stato giudicato illegale dalla Corte Costituzionale. Renzi ha inventato un gioco delle tre carte restituendo briciole e stabilendo il principio che il diritto è una cosa per ridere.

Ora ha deciso di prendere in giro tutti gli italiani e già la macchina della propaganda si è messa in modo. Ma gli italiani non stanno sereni e non si fidano. E infatti, dopo la sparata orgogliosa che “il Pd non è il partito delle tasse”, comincia la retromarcia.

Ma quanto costerebbe questa operazione? Questi i conti di Roberto Petrini: (…) L’intera tassazione sulla casa tra Imu e Tasi pesa 23,8 miliardi, ma per abolire la Tasi sulla prima abitazione ne servono 3,8 e sarà necessario trovare risorse alternative per i Comuni già in forte crisi finanziaria. Più facile a dirsi che a farsi. Anche perché la legge di Stabilità 2016, che dovrebbe contenere l’operazione di riduzione delle tasse, è già un esercizio da equilibristi: la priorità è infatti quella di impedire che dal 1° gennaio del 2016 scatti l’aumento di due punti delle aliquote Iva e delle accise e siccome si tratta di 12,8 miliardi di gettito bisogna assolutamente trovarne 10 attraverso la spending review, ancora in corso e tutta da scrivere da qui all’autunno. Senza contare che le due batoste assestate dalla Corte costituzionale al governo Renzi con le due sentenze sulla indicizzazione delle pensioni e degli stipendi degli statali pesano sui conti pubblici di quest’anno e del prossimo per altri 4 miliardi.

L’impresa di cancellare con un colpo di spugna il disagio Tasi- Imu non si dovrebbe fermare alla prima abitazione: stando alle parole del presidente del Consiglio almeno altre due rogne verrebbero eliminate, l’Imu sui terreni agricoli montani non coltivati e i cosiddetti “imbullonati” cioè la doppia Imu che pagano gli imprenditori sul capanno- ne e sui macchinari fissati a terra, appunto con i bulloni. Anche in questo caso ci sono costi: il tutto vale circa 1 un miliardo. Il secondo passaggio, nel 2017, riguarderebbe ancora le imprese. Già lo scorso anno è stata abolito dall’imponibile Irap il costo del lavoro per i dipendenti a tempo indeterminato, la tappa successiva potrebbe essere quella di ridurre l’imponibile anche sul tempo determinato. L’altra strada, annunciata anch’essa da Renzi, potrebbe essere la riduzione dell’Ires, oggi al 27,5. Comunque si agisca, Irap o Ires, il costo volteggerebbe intorno ai 4 miliardi. Il missile a stadi di Renzi arriverebbe a destinazione nel 2018. Allora sarebbe prevista la rimodulazione delle aliquote Irpef: la più bassa è oggi al 23% per i redditi sotto i 15 mila euro. Non è detto che si agirà su questa perché si rischia di avvantaggiare in proporzione anche i più alti: ma è bene sapere che un punto di questa aliquota costa 2,6 miliardi. Per un paio di punti ci vorrebbe il doppio: certo non si arriverebbe mai alla flat tax di Salvini che costa 100 miliardi, ma la partita aperta da Renzi prevederebbe comunque una caccia al tesoro da far tremare i polsi.