Matteo Renzi: “Elezioni in autunno”, teme Senato-Vietnam. Napolitano ci sta?

di Sergio Carli
Pubblicato il 23 Luglio 2014 9:09 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2014 9:12
Matteo Renzi: "Elezioni in autunno", teme Senato-Vietnam. Napolitano ci sta?

Giorgio Napolitano: reggerà il gioco di Renzi sulle elezioni anticipate?

ROMA – La riforma del Senato è incagliata e Matteo Renzi mette i piedi nel piatto. “Renzi senza uscite: urne subito non è più tabù”, avverte il Fatto, facendo eco a Repubblica: “Se non passano le riforme si torna a votare”.

L’ipotesi del voto anticipato non è per la primavera 2015 ma per l’autunno 2014. Cosa dirà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che, e con ragione, ha sempre escluso come la peste il voto anticipato, nessuno se lo chiede. E forse nel gioco delle voci sul voto a settembre c’è anche un po’ di terrorismo per quei parlamentari di prima nomina che non hanno ancora assemblato i minimi requisiti per la loro super pensione.

Giorgio Napolitano si presenta come lo scoglio più grosso alla strategia del terrore di Matteo Renzi. Renzi, nota Wanda Marra sul Fatto,

“continua ad agitare l’ipotesi elezioni, pensando che alla fine comunque è lui il più forte”.

Ma quando martedì sera va al Quirinale da Giorgio Napolitano

“si parla quasi esclusivamente di Europa. Renzi che il Presidente Napolitano non sarebbe d’accordo con un’ipotesi di voto anticipato”.

Punta però sul fatto che Napolitano

“ha legato sia l’inizio che la fine del suo mandato”

a quelle riforme, per quanto sbagliate.

Registra Goffredo De Marchis, su Repubblica:

“Nessuna mediazione è possibile: «Questo Parlamento è a un bivio: o dimostra di essere capace di cambiare facendo le riforme o si condanna da solo e si torna a votare. […] A ogni giorno di ostruzionismo corrisponde, per me, un punto guadagnato nei sondaggi», spiega Matteo Renzi ai suoi fedelissimi: «Siamo alla prova di forza finale. Vogliono andare fino al 15 agosto? Ok, tanto io non vado in ferie. La trattativa non è un’ipotesi sul campo. Il premier la snobba senza mezzi termini: «Figuriamoci ». Ha sbattuto la porta in faccia persino all’alleato principale, Forza Italia”.

Per chi non avesse capito, sottolinea Wanda Marra, ci pensa il presidente del Pd, Matteo Orfini in serata a chiarire a In Onda: “O si vota per le riforme o per le elezioni”.

I sondaggi sembrano dare ragione  a Renzi, “continuano a dare il Pd in crescita” e così Matteo Renzi, nella versione “guerra contro tutti”, è sempre più nei panni di Capitan Miki, personaggio dei fumetti di tanti anni fa rilanciato di recente dal Sole 24 Ore:

“Gli abbiamo dato una lezione”, dice riferito a Forza Italia, dopo il voto sull’arresto di Giancarlo Galan.. Posso dimostrare che le riforme si fanno anche senza Berlusconi e senza la Lega”.

A chi gli ha suggerito “perché non vai in Senato” , Matteo Renzi ha risposto con strafottenza: “Io sto lavorando”.

A sostenere la tesi del voto anticipato c’è anche una parte del Pd. Wanda Marra sul Fatto riporta la lettera aperta di Roberto Giachetti, vice presidente della Camera renzianissimo, a Matteo Renzi:

“Caro Matteo, non amo il ruolo del grillo parlante ma l’evoluzione delle resistenze al cambiamento conferma la mia previsione che questo Parlamento non è in condizione di fare le riforme. E allora torno a dirti: andiamo a votare”.

Il Senato, nota Wanda Marra,

“è un pantano incontrollabile, le riforme costituzionali sembrano entrate in una palude senza via d’uscita e l’ingorgo parlamentare rischia di fare arenare insieme a loro praticamente tutti i decreti. “Meglio votare con il Consultellum che insistere con questo ostruzionismo che colpisce e uccide la speranza di milioni di italiani”, insiste Giachetti. La sua non è una voce nel deserto. E l’orizzonte del voto viene preso in considerazione pure a Palazzo Chigi. “Il Presidente del Consiglio non ha paura delle elezioni”, ripetono i suoi”.

“Il sistema proporzionale non è il massimo, e certo in questa fase Renzi dovrebbe chiedere agli italiani un consenso sulla base di cose non ancora fatte. Ma non è detto che l’alternativa non sia peggiore del male. “Meglio andare a votare adesso, subito, in autunno. Meglio additare ai cittadini chi è che ha fatto crollare le riforme. Meglio non lasciare agli altri il tempo di riorganizzarsi. Fanno ostruzionismo? È tutta benzina per Matteo”.

È muro contro muro, constata Wanda Marra, che così registra l0intervento, “con l’aria affranta”, del capogruppo Pd in Senato, Luigi Zanda:

“Se gli emendamenti rimangono 8mila non ci resta che aumentare le ore di lavoro. Siamo in un momento gravissimo per il nostro Paese, abbiamo problemi enormi da affrontare”.

L’espressione di Luigi Zanda

“fotografa la poca salute di cui godono le riforme costituzionali. Impantanate, impaludate. La riunione dei capigruppo, dopo due ore di discussione accesissima, ha votato (a maggioranza, con il voto contrario di Sel e Cinque Stelle) il nuovo calendario. Che prevede praticamente i lavori forzati: da lunedì prossimo, tutti i giorni, senza stop, dalle 9 alle 24. Fino all’8 agosto. Un modo per il governo per cercare di fiaccare l’ostruzionismo, facendo leva sulla voglia dei senatori di andare in ferie”.

Le facce sono scure:

“Zanda è sempre più grigio: “Il voto in capigruppo è stato difficile, ma è stata una decisione seguita a un ripetuto invito da parte mia perché si ragionasse su una possibile riduzione del numero degli emendamenti” . Ma la non stop sarà sufficiente? “Non vi nascondo che se andassimo avanti a questo ritmo, non riusciremmo ad approvare le riforme prima della fine del 2014”, ammette Zanda. Affranto. Si era parlato anche di un forte contingentamento dei tempi. Non è stato neanche chiesto e affrontato. Peraltro, il governo sa di non poter contare su un appoggio certo del presidente di Palazzo Madama, Grasso. Per ora si prova con il “canguro”: per ogni emendamento esaminato, decadono quelli simili. Ma la questione si riproporrà tra qualche giorno. Anche se la verità è che neanche una sorta di “tagliola” basterebbe ad approvare le riforme prima della pausa di agosto”.

La questione del calendario “non è affatto secondaria”, nota Goffredo De Marchis:

“Chi conosce bene i meccanismi parlamentari esclude che i senatori saranno al loro posto nella settimana di Ferragosto. «Non succederà mai», dicono i tecnici. Ed è una previsione che si ritorce tutta contro la maggioranza delle riforme perché è Renzi a dover portare a casa il risultato. Agli altri basta uno scivolone, un rinvio. Il pericolo si annida anche nell’orario no stop deciso ieri da Piero Grasso e dalla conferenza dei capigruppo. Tenere i parlamentari inchiodati al loro banco dalla 9 alle 24, farli lavorare sabato e domenica, non sarà affatto un’impresa semplice. Significa che quando si comincerà finalmente a votare, il rischio se lo prende tutto Renzi. La maggioranza dovrà essere presente in massa a tutte le votazioni, non sbagliare una mossa, controllare uno per uno i senatori e i loro movimenti, persino quelli verso la toilette. Alle opposizioni, agli ostruzionisti o secondo la terminologia renziana “ai gufi e rosiconi”, basterà invece un solo piccolo successo, con l’esecutivo che va sotto e un loro emendamento approvato, per cantare vittoria.

“È uno scenario davvero da Vietnam, secondo alcuni sostenitori della riforma «ingestibile e incontrollabile»”.