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Matteo Renzi, giorno dopo: mi ero fatto un altro film, prendere milioni di voti

Matteo Renzi, giorno dopo: mi ero fatto un altro film, prendere milioni di voti

Matteo Renzi (Foto Lapresse)

ROMA – “Non era il modo in cui lo sognavo. Ma non avevo altra scelta. Un nuovo governo Letta avrebbe significato prolungare la palude”: è il pensiero di Matteo Renzi il giorno dopo, o il giorno prima, a seconda che ci si riferisca alle dimissioni del presidente del Consiglio Enrico Letta o della sua salita al Quirinale, che dovrebbe avvenire tra domenica e lunedì. A riferirci quel che è passato nella mente del segretario del Pd è Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera

“Mi ero fatto un altro film: vincere le elezioni, prendere milioni di voti, battere la destra. Non è il consenso che mi manca: per me, sarebbe stato meglio andare a votare subito; ma non per il Paese. Non era possibile. Non senza legge elettorale: con il proporzionale avremmo avuto le larghe intese a vita. Non senza aver riformato il Senato”.

Cazzullo riferisce la consapevolezza di Renzi sul fatto che Giorgio Napolitano non avrebbe mai concesso le elezioni anticipate, né adesso né durante il semestre europeo. Un nuovo governo Letta con qualche ministro renziano avrebbe significato prolungare per un altro anno quella che Renzi definisce “la palude”, riferisce Cazzullo, che riferisce il pensiero del segretario Pd, riferito in “conversazioni private”:

“Sarebbe stata la fossa del Pd. E sia ben chiaro che Enrico non si è mai dichiarato disponibile a un Letta bis, a un vero, nuovo governo nato attraverso una crisi, ma soltanto a un rimpasto. Noi non gli abbiamo mai fatto mancare un voto, neppure in passaggi su cui eravamo perplessi, tipo la fiducia alla Cancellieri. Ma non potevamo sostenere un governicchio per mesi e mesi”.

Renzi riconosce che avrebbe fatto meglio ad evitare “provocazioni tipo Enrico stai sereno”. Ma questa, spiega Cazzullo, è la sua natura, il suo stile, il suo linguaggio.

Nel vertice ristretto di lunedì sera, il capogruppo dei deputati del Pd, Roberto Speranza, ha avvertito Renzi di non poter assicurare la tenuta del gruppo sulla legge elettorale, con il voto segreto.

A quel punto il segretario ha accelerato, chiedendo un cambio, subito ben accolto dal Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e da Scelta Civica, lieti di poter allontanare lo spettro delle elezioni anticipate.

Oscar Farinetti, il patron di Eataly molto vicino a Renzi, ha spiegato:

“La verità è che mille parlamentari non avevano alcuna intenzione di andare a casa. Io ero tra coloro che lo consigliavano di andare a votare subito, come credo volessero i militanti della sinistra e la maggioranza degli italiani. Ma gli ho anche detto che il Paese non può aspettare l’estate. Ci sono cose da fare subito, qui e ora, altrimenti l’Italia muore. Chiudono cento aziende al giorno. Se in pochi mesi non si dimezza la pressione fiscale sulle imprese, non si taglia la burocrazia, non si semplificano le norme sul lavoro con il contratto unico, non si creano nuovi incentivi all’export, moriamo. Non c’è un minuto da perdere. Matteo si stava incartando in una melina in cui aveva tutto da perdere. Qui non c’è da usare il cacciavite di Letta; ci vuole uno schiacciasassi”.

 

 

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