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Matteo Renzi: “No preferenze, sono fuori dall’accordo”. Ma minoranza Pd non cede

Matteo Renzi: "No preferenze, sono fuori dall'accordo". Ma minoranza Pd non cede

Matteo Renzi: “No preferenze, sono fuori dall’accordo”. Ma minoranza Pd non cede (foto LaPresse)

ROMA – Non si tratta sulle preferenze. Matteo Renzi fa muro, mette le mani avanti e fa capire che quella parte dell’Italicum, quella cui più di tutte sembra tenere Silvio Berlusconi, ovvero il non alle preferenze non è negoziabile.

Lo stop di Renzi, non il primo in materia, non è casuale: arriva nella serata (quella si sabato 25 gennaio), precedente alla riunione della Commissione Affari Costituzionali che si occuperà proprio di Italicum e di emendamenti da portare al testo base dell’Italicum. Per il segretario un passaggio delicato perché, tra 21 membri Pd, solo 8 sono renziani. Quindi il segretario lo fa capire prima forte e chiaro a costo di aprire un altro fronte di scontro con Enrico Letta che sulle preferenze era stato più che possibilista.

Come spiega su Repubblica Francesco Bei, per Renzi, il problema non è solo Letta. Sulle preferenze esiste un fronte abbastanza esteso:

Gli alfaniani ad esempio, pur avendo firmato e votato il testo base, lunedì depositeranno un emendamento “alla tedesca” che introduce il 50% di collegi uninominali e il restante 50% di liste proporzionali con due preferenze, un maschio e una femmina. Sperano su questa “mediazione” di tirarsi dietro tutti gli altri. Lo stesso emendamento potrebbe ricomparire a sorpresa in aula e non è detto che una parte di Forza Italia — con il voto segreto — non si lasci tentare. Nelle file dei deputati forzisti sta infatti crescendo il malcontento verso l’Italicum. L’hanno ribattezzata «la legge dei numeri primi», perché, se Forza Italia non dovesse vincere il premio di maggioranza, nei collegi passerebbero soltanto i 122 capilista. Per i numeri due della lista non ci sarebbe scampo, figuriamoci la sorte dei numeri tre e di quelli a scendere: semplici riempitivi. E non ha rassicurato i più la promessa (o minaccia) fatta da Denis Verdini ai parlamentari: «Cercheremo di mettere i migliori di voi come capilista». Oltretutto anche le donne, a cui è stata promessa l’alternanza di genere, sono sul piede di guerra per lo stesso motivo. «Con questo Porcellum camuffato — sbotta una forzista alla seconda legislatura — o ci mettono capolista o torniamo tutte a casa».

Lo stop di Renzi all’ipotesi di rimettere mano alle preferenze è arrivato in una serie di colloqui riservati. Per quello su cui invece si può trattare il segretario si è come al solito affidato a Twitter.  Nel dettaglio Renzi ha aperto soltanto alla possibilità di eliminare il divieto di candidature multiple. Per ora non ci sono,  ha  cinguettato, ma “non mi ci immolo (come ballottaggio, premio, sbarramenti)”. Quindi la precisazione, sempre via Twitter:   il Pd “non farà MAI candidature multiple”.

Altro aspetto forse trattabile, ma qui Renzi per ora tace, è quello della soglia di sbarramento e del premio di maggioranza: possibile che  il 5% per chi si coalizza possa scendere al 4% o che la soglia per accedere al premio di maggioranza possa salire verso il 37-38 per cento. Per Renzi, però, la priorità resta una: approvare tutto in fretta.

 

 

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