Matteo Renzi: “Non sono massone, mio padre nemmeno, siam boy scout”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 settembre 2014 8:46 | Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2014 9:21
Matteo Renzi: "Non sono massone, mio padre nemmeno, siam boy scout"

Matteo Renzi

ROMA – “Non sono un massone, sono un boy scout”. Il premier Matteo Renzi, intervistato da Repubblica ci tiene a far sapere che né lui, né suo padre, appartengono alla massoneria, per rispondere all’editoriale del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli che parlando di Renzi e del Pd ha scritto “odore stantio di massoneria”.

Renzi nella sua intervista a Repubblica si è quindi difeso:

A proposito: in questi giorni molti si sono chiesti se lei è massone? O se lo è suo padre?

“Nel modo più categorico no. Una famiglia di boy scouts che viene improvvisamente associata alla massoneria per via di un simpatico editoriale del direttore di un quotidiano. Che parla di odore di massoneria, senza spiegare come dove e perché. A casa nostra siamo boy scout, non massoni. A me non fa né caldo né freddo. Ma mio padre cresciuto con il mito di Benigno Zaccagnini e Tina Anselmi deve ancora riprendersi”.

Però ammetterà che non è possibile che lei non abbia mai avuto sospetti su qualche suo recente e frequente interlocutore.

“Ho visto logiche di interessi personali, di ambizioni, di strategie. Ma non ho mai visto – nemmeno da Sindaco – questa potente massoneria all’opera”.

Renzi quindi spiega che non è un caso se ”negli ultimi giorni si sono schierati contro il governo direttori di giornali, imprenditori, banchieri, prelati. Ai più è apparso come un attacco studiato. Io sono così beatamente ingenuo che preferisco credere alle coincidenze”.

”Non mollo”, dice Renzi sull’eventualità che i ”poteri forti” vogliano sostituirlo con il governatore Visco, ”ci provino pure”, ma ”il Pd non accetterà di farsi da parte”. ”La verità è che io non omaggio certi poteri e questa è la reazione”, dice Renzi. ”Io insisto. Non mollo. Cominciamo con il cambiare lo Statuto dei lavoratori. L’articolo 18 o c’è per tutti o non c’è per nessuno. Va tenuto solo per i casi di discriminazione”, afferma il premier, secondo cui congelare per i primi 3 o 4 anni il diritto al reintegro ”sarebbe un errore: significherebbe essere un Paese in cui il futuro dell’economia e dell’industria dipende dalle valutazioni dei giudici”.

”In un partito normale si discute, si vota e poi si prende una decisione e la si rispetta”, afferma Renzi. ”Non voglio prove di forza muscolari, anche se abbiamo la certezza di avere la maggioranza”. Se i forzisti fossero determinanti sul voto finale del provvedimento, ”si aprirebbe un grave problema politico. Ma io credo che non accadrà”. La riforma del lavoro non è un baratto con la flessibilità in Ue, sottolinea il premier. ”Chi ha fatto le riforme ha sempre usato la flessibilità. Noi faremo le riforme mantenendoci dentro il 3%”. Sul possibile disaccordo della Germania, ”Merkel guida il governo tedesco, non quello italiano”.