Matteo Renzi e il Pd “cool”, Civati e Cuperlo: “Parli di politica ogni tanto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2013 11:52 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2013 11:53
Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – Matteo Renzi sogna un Pd “cool”, così ha detto, ovvero un partito di cui essere orgogliosi, non con l’immagine “di una terapia di gruppo”. Ma il Pd “cool” non entusiasma i compagni di partito.

Pippo Civati dice: “Ho smesso di commentare gli slogan di Renzi, vorrei ogni tanto sentirlo parlare di politica, di questo Governo, di quanto debba durare, di quello che è successo a Taranto, del gruppo Riva…”.

“Io non voglio  – aveva detto Renzi in precedenza – che il Pd abbia quella connotazione avuta negli ultimi anni per cui votare Pd sembra… ‘a, poveretto cosa hai fatto da piccolo?'”. Bisogna smetterla, ha ammonito Renzi “di dire che siamo solo quelli che si caricano dei problemi”, Bersani – ha sottolineato Renzi – ha detto ‘io non voglio vincere sulle macerie’. Io voglio vincere e poi ricostruiamo”.

“Quando dicevamo ‘votiamo il Pd alle elezioni del 2008’ nessuno ci prendeva in giro, c’era l’idea di fare qualcosa di cool. Dobbiamo dare alla comunità degli elettori del Pd l’immagine che non siamo in terapia di gruppo ma persone consapevoli con l’orgoglio di esserci”.

Il Pd “cool” non raccoglie consensi nemmeno con Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria: “Renzi vuole un Pd cool? Divertente, certo. Renzi vuole un partito che torni a vincere? Ci mancherebbe. Io so che voglio un partito che prima di tutto recuperi quei voti , nostri, che si sono persi alle ultime elezioni. E dobbiamo dire che partito vogliamo, chi vogliamo rappresentare, come rispondiamo alla più grande crisi dal dopo guerra ad oggi. Io non voglio un segretario divertente. Voglio un segretario che ricostruisca un partito. Renzi dice un partito degli eletti e degli amministratori. A me non basta. Io dico che c’è bisogno di un partito popolare che riesca a costruire quel consenso nella società intorno alle difficili scelte che, se governeremo la prossima volta, dovremo fare”.