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Matteo Renzi alla Camera: “Andare al voto? Non ci avrebbe dato una maggioranza”

Matteo Renzi, replica alla Camera: "L'opposizione chiami il Telefono Azzurro"

Matteo Renzi, replica alla Camera: “L’opposizione chiami il Telefono Azzurro” (Ansa)

ROMA – Sarebbe stato meglio andare ad elezioni, “ma non c’erano le condizioni per creare una maggioranza stabile”: ha detto Matteo Renzi nella replica agli interventi della Camera dei deputati, in cui il presidente del Consiglio ha parlato a braccio, dando di tanto in tanto un’occhiata agli appunti sul suo banco (FOTO):

Renzi ha spiegato anche alla Camera la nascita del suo governo fuori da un passaggio elettorale. Come ieri al Senato, infatti, il premier ha sottolineato che il Paese ha oggi “un’unica chance: quella di sfruttare la timida ripresa per cambiare profondamente. Questo cambiamento radicale – ammette – avrebbe meritato un passaggio elettorale, ma solo se ci fossero state le condizioni di creare una maggioranza stabile, solida e responsabile del mandato degli elettori”. Così non era e “se avessimo avuto un passaggio elettorale come un anno fa, il problema si sarebbe riprodotto”.

“Chiamate il Telefono Azzurro”, è una delle battute con cui  Renzi ha ironizzato sulla sua giovane età

“Mi ero preparato una replica puntuale su tutti gli interventi, che sono stati 57 da stamattina. Ma poi ho pensato che entrando in aula (mai mi era capitato né da turista né quando collaboravo con Lapo Pistelli) si prova senso di stupore vero. Lo dico in modo non formale. Tutte le aule parlamentari danno un senso di vertigine, bellezza, intensità come luogo della democrazia”.

“Spendo un secondo per dirvi che tipo di sentimento ho provato entrando qui dentro: qualcuno può chiamare il Telefono azzurro, sapendo che fin da bambino mi occupavo di politica. La prima volta che ho visto questa aula è stata nel 1985 per l’elezione del presidente della Repubblica: se l’opposizione vuole può chiamare il Telefono azzurro”.

Rivolgendosi ai deputati del Movimento 5 Stelle Renzi ha detto: “Comprendiamo la difficoltà di capire una cosa complicata che si chiama democrazia interna, provateci anche voi”

“So che e difficile da capire per chi non è abituato al dibattito interno tra una comunità di donne e uomini, persone diverse che si chiama partito. Nel Pd siamo abituati a confrontarci quando dobbiamo litigare lo facciamo” e “abbiamo il coraggio di riconoscere che chi vince ha la maggioranza”.

“Quando sento parlare di mafia e pizzini avverto un brivido”, ha detto Renzi riferendosi alle polemiche su un bigliettino a Luigi Di Maio. Nel 1992, ha spiegato il premier ricordando la strage di Capaci, “quest’aula ha vissuto un momento drammatico”.

“Pensiamo che il semestre europeo sia una gigantesca opportunità, non una formalità. L’Europa non è il nostro nemico”. Addossare all’Ue la colpa dei problemi dell’Italia, afferma, significa “non soltanto negare l’evidenza dei fatti ma tradire la storia istituzionale di questo Paese che ha costruito l’Europa”.

Per questo governo non ci sono alibi: se ci riusciremo abbiamo fatto il nostro dovere, se non ci riusciremo sarà solo colpa nostra; non è un atto di coraggio ma di responsabilità”.

Il tentativo di iniziare la riforma del titolo V” della Costituzione dalla richiesta “ai nostri consiglieri regionali di adeguare le loro indennità a quelle del sindaco capoluogo e rinunciare ai rimborsi elettorali, è una cosa credo unanimemente condivisa, per recuperare prestigio sociale” della politica.

Attenderemo le risposte degli amministratori locali ma dal 15 giugno al 15 settembre quando riprenderanno le scuole vogliamo che sia visibile, plastica, evidente l’opera di investimento che è stata fatta”. Ha detto Renzi assicurando che il problema della scuola “non ha nulla di ideologico”.

Quello che bisogna fare, anche ridisegnando il ruolo del Senato, “è dire alla gente che è fuori da qui che l’Aula di Montecitorio non è un set di provini di un circo mediatico. Noi diciamo che semplifichiamo il percorso amministrativo, facciamo un risparmio e diamo un segnale che se vogliamo le riforme, prima di chiedere un passo avanti ai cittadini, diamo il buon esempio noi”.

Bisogna “valorizzare il ruolo degli insegnanti”. Il che vuol dire intervenire “non soltanto sul fattore economico”, ma sulla “mancanza di prestigio sociale che abbiamo sottratto a un valore come l’insegnamento. Penso alla mia piccolissima esperienza di studente della provincia di Firenze – sottolinea – Quando entravo al bar la maestra elementare era vista da tutti come il riferimento del paese, perché era considerata un valore prezioso per la comunità. Oggi proviamo a domandarci se di fronte agli insegnanti dei nostri figli abbiamo lo stesso atteggiamento. Non è più così: l’insegnante viene contestato a prescindere”.

“L’Europa oggi non dà speranza perché abbiamo lasciato che il dibattito sull’Europa fosse solo virgole e percentuali. Noi vogliamo un’Europa dove l’Italia non va a prendere la linea per sapere che cosa fare, ma dà un contributo fondamentale, perché senza l’Italia non c’è l’Europa”.

Serve una “gigantesca battaglia perché la stabilità della sicurezza scolastica sia più importante della stabilità dei conti. È un fatto di credibilità e dignità”.

Renzi non rinuncia né alla tecnologia, né a utilizzare la sua terminologia. E annuncia di voler “sintetizzare in tre tweet” il “contesto politico in cui ci ritroviamo”.
Il primo, decisamente però più lungo rispetto ai 140 caratteri del social network, riguarda la fotografia che vede “il mondo che corre il doppio rispetto all’Europa” e un’Italia che, al’interno dell’Europa paga “un grado di difficoltà maggiore rispetto agli altri paesi”. Una situazione, ha sottolineato il premier, che “non nasce negli ultimi 3 anni, che non è colpa degli ultimi 2 governi. Ma viene dalle difficoltà degli ultimi 15 anni”. Per dare una svolta, allora, Renzi indica nel cambiamento l’unica occasione disponibile: “Cambiare la P.A., il sistema della giustizia, il fisco, la vita dei lavoratori e degli imprenditori”.

Prima dell’avvio del semestre di presidenza italiana dell’Ue, cioè luglio prossimo, occorre aver realizzato le principali riforme, sia istituzionali (legge elettorale, Senato e TItolo V), che economiche (fisco, istruzione e P.A)

Non si deve “arrivare in Ue con la stessa piattaforma di questioni aperte che gli ultimi governi hanno cercato di iniziare a risolvere” e “in particolar modo il governo Letta ha investito molto in questo, lo dico in modo chiaro ed inequivoco”.

“L’Italia non può arriva in Europa con la stessa piattaforma di problemi che ha da anni – ha detto Renzi – perché se l’Europa che immaginiamo possa essere messa profondamente in discussione nel semestre, dobbiamo arrivare con le cose fatte”.

 

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