Matteo Renzi: Senato e riforme, o faccio tutto oppure lascio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2014 10:49 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2014 10:49
Matteo Renzi: Senato e riforme, o faccio tutto oppure lascio

Matteo Renzi: Senato e riforme, o faccio tutto oppure lascio (foto Ansa)

ROMA – Matteo Renzi lancia la sfida sul Senato. Lo cambio o me ne vado, il senso delle parole del premier dette prima in un’intervista al Corriere della Sera e ripetute poi in radio, a Rtl 102.5. Per Renzi “i professoroni hanno parlato” e ora “è tempo di cambiare”. Su questo “mi gioco la faccia”. E quindi la solita stilettata alla minoranza del Pd: “Senatori del Pd contro? Lo voglio proprio vedere”.

Il premier, insomma, ripete di non aver intenzione di “mollare di mezzo centimetro”. Sarebbe impossibile, del resto. Perché quel Senato Renzi si è più volte e pubblicamente impegnato a cancellarlo.

Al Corriere della Sera spiega il Senato che ha in mente lui, in 4 punti irrinunciabili:

“Il Senato non vota la fiducia. Non vota le leggi di bilancio. Non è eletto. E non ha indennità: i rappresentati delle Regioni e dei Comuni sono già pagati per le loro altre funzioni”. 

Quindi anche un attacco a Piero Grasso che ha chiesto una seconda Camera di eletti e secondo cui Renzi non ha i numeri, proprio a Palazzo Madama, per portare a casa la riforma:

“Sono molto colpito da questo atteggiamento del presidente Grasso. Io su questa riforma ho messo tutta la mia credibilità; se non va in porto, non posso che trarne le conseguenze. Mi colpisce che la seconda carica dello Stato, cui la Costituzione assegna un ruolo di terzietà, intervenga su un dibattito non con una riflessione politica e culturale, ma con una sorta di avvertimento: ‘Occhio che non ci sono i numeri'”.    “Se Pera o Schifani avessero fatto così, – continua il premier – oggi avremmo i girotondi della sinistra contro il ruolo non più imparziale del Senato”

A Rtl, lunedì mattina, Renzi ripete quanto spiegato al Corriere. Ovvero che sul Senato si gioca la faccia e che è tempo di fare perché

Sono trent’anni che ci sono commissioni, superprofessoroni che discutono di riforma del bicameralismo: tutta roba interessantissima. Ma il punto è che gli italiani in questi anni hanno fatto un sacco di sacrifici ma hanno visto crescere il debito pubblico perché i politici di Roma, del livello nazionale, i sacrifici non li hanno fatti. Allora si tratta semplicemente di iniziare a invertire la rotta. 

Infine l’ennesimo  commento duro sulla minoranza del Pd che potrebbe non votare la riforma:

 “Provo curiosità: voglio vedere se davvero non votano. I parlamentari del mio partito che non vogliono votare” il ddl costituzionale sul Senato “dovrebbero ricordare che” quella proposta “l’ho portato alle primarie” ed è stata “votata dai nostri elettori”. E che è stata vagliata “due volte dalla direzione”