Matteo Renzi sfida Letta: “Riferisca lui su Alfano”. E il Pd si spacca

di Daniela Lauria
Pubblicato il 17 Luglio 2013 11:49 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2013 11:50
Matteo Renzi sfida Letta: "Riferisca lui su Alfano". E il Pd si spacca

Matteo Renzi sfida Letta: “Riferisca lui su Alfano”. E il Pd si spacca

ROMA – Al culmine del caso kazako, Matteo Renzi non perde tempo e incalza il premier: “Enrico Letta vada in aula e prenda posizione lui su Alfano, dica se le sue parole lo hanno convinto o meno”, ha detto il sindaco di Firenze spostando così la responsabilità dal vicepremier al premier stesso. L’affondo di Renzi fa traboccare il vaso in vista di un imminente ritorno al voto, vuoi per un realistico calcolo delle difficoltà in cui si trova il governo, vuoi per un ritorno in termini di lotta interna al Pd. Il partito torna infatti a spaccarsi tra l’ala filogovernativa e i malpancisti delle larghe intese e la exit strategy messa in campo dal sindaco di Firenze, premere su Alfano affinché rimetta le deleghe, farà da detonatore non solo al voto anticipato ma anche a una sfida a due per la premiership, Renzi contro Letta, nessun altro sfidante.

Del resto lo si evince pure dagli interventi in aula e dalle reazioni informali di deputati e senatori democratici: è chiarissimo che l’intervento del ministro dell’Interno sul caso Shalabayeva non convince. Matteo Renzi che apre ormai quotidianamente nuovi fronti, anche se ufficialmente non è ancora sceso in campo, marca stretto quello che sarà presumibilmente il suo unico avversario. Lo fa mentre il Pd è chiamato a una prova di compattezza, quando al Senato venerdì saranno votate le mozioni di sfiducia di Sel e M5s al ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il fiato è sospeso sul rischio che emergano elementi nuovi contro Alfano, al punto da renderlo indifendibile e spingere il Pd a votare la mozione di sfiducia.

“Il governo – rincara Epifani – non può essere sottoposto a continue fibrillazioni”. Sembra che parli al Pdl, ma parla a nuora perché suocera intenda e il suo richiamo è diretto proprio a Matteo Renzi. Le sue affermazioni non passano inosservate ai renziani, il cui malumore cresce.

Il disagio per il caso Alfano-Ablyazov è quasi incontenibile e divide i democratici su due fronti contrapposti: dal lato dei governisti, franceschiniani in testa, l’imbarazzo è forte ma sanno che un voto di sfiducia che lo vedesse coinvolto farebbe cadere il governo e spaccherebbe il Pd, quindi, al massimo, Alfano rimetta le deleghe del Viminale e resti vicepremier, salvando il governo. Linea che Epifani porterà all’assemblea del gruppo del Senato, convocata in vista della mozione di sfiducia di venerdì.

I renziani, invece, sono sul piede di guerra e, dopo il là del loro leader che tira giù nella mischia anche Letta, dicono a chiare lettere: “Alfano non ci ha convinti”, e sono pronti a sfiduciarlo. D’altra parte è stato lo stesso segretario Epifani ad attaccare: “Se Alfano sapeva” si deve dimettere “ma se non sapeva realmente, io mi domando perché è stato fatto a sua insaputa, cosa c’è dietro?”. Comunque il caso kazako fa riemergere ancora una volta i malumori e se le cose dovessero complicarsi e si andasse allo show down, dice Epifani, il candidato alle primarie del centrosinistra per Palazzo Chigi non dovrà essere automaticamente solo il segretario del Pd. Serve flessibilità, dice il segretario perché, “se viene fuori un nuovo Prodi, cosa facciamo, lo escludiamo per le regole?”.

Per la candidatura a premier Epifani vede “ovviamente” bene anche Letta, ma “dipende da come andrà la vicenda del governo. Intanto, comunque, si discutono le regole della partita per la segreteria Dem ed Epifani spiega che una volta chiusa la commissione congresso si terrà, a settembre, la riunione dell’Assemblea che dovrà cambiare lo statuto in base alle decisioni prese al tavolo delle regole. Coi lettiani e i franceschiniani che spiegano: “Enrico deve capire che Renzi vuole solo farlo cadere e lanciargli il guanto di sfida. O appoggia davvero il governo o, se cade, si fanno le primarie. Vediamo chi vince”.