Matteo Renzi sul caso Azzollini: “Senatori non sono passacarte della Procura”

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 luglio 2015 15:18 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2015 18:14
Matteo Renzi sul caso Azzollini: "Senatori non sono passacarte della Procura"

Matteo Renzi sul caso Azzollini: “Senatori non sono passacarte della Procura”

ROMA – “I senatori non sono passacarte della Procura”. Così il premier Matteo Renzi, al termine del Consiglio dei Ministri, è tornato a parlare del caso Azzollini, il senatore Ncd salvato dall’arresto con voto a scrutinio segreto. “Ho molta fiducia nei senatori – ha detto Renzi – Non si sta parlando del bar dello sport. Qui si sta parlando della libertà o della privazione della libertà di una persona”. E specifica: “Il Pd è quel partito che quando si è trattato di mandare in galera un proprio deputato lo ha fatto perché non riteneva ci fosse fumus persecutionis”. Infine la stoccata: “Lo considero un segno di maturità perché i senatori non sono passacarte della Procura di Trani”.

RIFORMA RAI – Dopo il via libera del Senato sulla Riforma Rai, che ora passa alla Camera, il premier tira dritto: “Il Senato ha i numeri per andare avanti. Abbiamo un patto con gli italiani e siamo più determinati di prima. Noi non abbiamo paura”. Il riferimento è all’incidente di giovedì, quando il governo è andato sotto nelle votazioni, con un avvertimento alla minoranza Pd: “Sulla Rai mi pare che ci sia stato un segnale di natura politica”. Ma “il voto di coscienza” sulla Rai non è uguale a quello per le Riforme Costituzionali.

“Una parte del Pd ha voluto approfittare di alcune assenze per dare un messaggio – ha precisato – Io credo che non sia questo il momento di mandare messaggi, ma che sia il momento di cambiare il Paese. Le polemiche nel Pd devono essere gestite dentro il Pd. Se qualcuno vuole fare in altro modo lo dica, ma i numeri ci sono sia al Senato che alla Camera”.

Nello specifico sulla Rai, Renzi ha spiegato una volta per tutte: il Cda Rai che sarà nominato martedì prossimo “non è un consiglio a termine, ma durerà fino al bilancio del 2017”. Nel momento in cui entrerà in vigore la nuova legge, “i poteri previsti per l’ad vengono trasferiti al dg che è in carica fino al 2018”. Dunque “sarà il nuovo Parlamento a varare il nuovo Cda” secondo i criteri fissati dalla riforma.

LAVORO – Quanto ai dati sull’occupazione, Renzi pensa positivo: “Il dato straordinario ad aprile e poi negativo sia a maggio che giugno, non pregiudica il segno più ma ovviamente dimostra che c’è ancora molto da fare. E’ abbastanza comprensibile perché l’occupazione è l’ultima cosa che riparte dopo un periodo di crisi”.

In generale i dati economici mostrano che “il quadro è ancora molto lontano da quello che vogliamo che diventi, ma la direzione è quella giusta”. “C’è il piccolo segnale di una ripartenza ma ancora c’è moltissimo da fare”, conclude.